La volontà di mantenere gli impegni c’è, ma le tempistiche restano un’incognita. È questo il principale elemento emerso dall’incontro operativo che si è svolto questa mattina a Piazza Igea tra rappresentanti dell’Azienda Sanitaria Provinciale e le istituzioni del territorio sul futuro del presidio sanitario di Modica Alta. A confermarlo è la stessa Asp di Ragusa […]
“W NIATRI”, CON FABRIZIO FERRACANE, DANIELE PILLI, MICHELE RIONDINO CHIUDE LA III EDIZIONE DI TEATRO APERTO.
02 Apr 2012 07:09
Di “casuale ed esplosiva alchimia” parla Camilleri riferendosi al lavoro teatrale W Niatri e certamente solo una ” esplosiva alchimia” ha potuto rendere possibile la stesura di un testo così complesso – a tratti non immediato, scavato come un parlare dal di dentro di tre coscienze – che si sviluppa su piani diversi dentro una unità narrativa che non viene mai meno grazie alla estrema bravura dei tre attori, anzi dei quattro attori, perché il sapiente gioco delle luci di Luigi Biondi si è trasformato anch’esso in parola: una scrittura parallela a quella intensa, asciutta, originalissima di Linda Dalisi.
W Niatri racconta di tre esistenze che, in una qualunque strada di un qualunque paese del sud, consumano la loro quotidiana esistenza fantasticando sulla possibilità dei loro sogni. Uccio, il più ingenuo che aspira a superare una selezione di calcio; Andrea che culla i suoi sogni d’attore; Mimmo, forse il più fragile, che, fortemente ancorato a quel territorio che gli dà identità, non può” liberare” i suoi amici perché nessuno di loro può o deve andare via; nell’infinita solitudine dell’io, l’uno ricava esistenza dall’essere accanto all’altro e in fondo la fuga è sempre possibile anche se solo attraverso il conforto del sogno-rifugio.
Una rete da calcio li separa dal pubblico che li osserva vivere la loro giornata mentre nell’azzurro di una lavagna luminosa che fa da fondale i loro pensieri inespressi si materializzano in parole incise come fossero graffiti. É una rete a maglie larghe quella che divide la realtà della strada dall’oltre, un intreccio di fili e di nodi che dà la sensazione dolorosa di una gabbia o di una prigione e che di fatto separa la vita reale dalla possibilità del sogno.
Risate amare a volte accompagnano i momenti della narrazione, amare come amara è la vita della strada. Nell’animo dello spettatore un’inquietudine che lentamente si fa tensione e spasmodica attesa di un qualcosa che deve accadere.
Alla fine resta un senso di impotenza quasi di delusione per la mancata catarsi finale: nella rappresentazione della vita si parteggia sempre per il perdente. Ma proprio per questo lo spettacolo, bello ed emozionante, resta dentro, perché ha parlato ad ognuno della propria rete, del proprio oltre, dei propri sogni. Uno spettacolo da vedere, ma anche uno spettacolo che si vuole rivedere, certi che persi dietro la magia di una gestualità che si fa danza, di un rallenty che ipnotizza, di una musica e di un movimento di luci che sottolineano e danno intensità alla parola non detta, si abbia ancora qualcosa da scoprire.
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