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Veleni sotto la roccia nella cava della vergogna a Modica. Le immagini choc che indignano
15 Feb 2026 22:29
La cronaca recente ha acceso i riflettori su una ferita aperta nel territorio di Modica: una cava dismessa di 4.000 metri quadrati trasformata in un deposito di veleni. Ma oltre la denuncia del 56enne proprietario dell’area, si apre ora una partita complessa che riguarda la salute pubblica e il futuro geologico della zona.
Il rischio invisibile: la minaccia alla falda acquifera
Il ritrovamento di fusti di olio esausto, materiale sanitario e carcasse meccaniche in avanzato stato di decomposizione non è solo un problema di degrado visivo. La preoccupazione maggiore degli esperti dell’ARPA e dei Vigili del Fuoco riguarda ciò che accade sotto la superficie.
La pietra calcarea, tipica della zona modicana, è per sua natura porosa. Questo significa che i liquidi tossici rilasciati dai contenitori deteriorati possono filtrare attraverso la roccia, raggiungendo potenzialmente le falde sotterranee. I campionamenti di terreno attualmente sotto analisi serviranno a stabilire se il danno sia già irreversibile o se si sia ancora in tempo per evitare una contaminazione idrica su larga scala.
Le conseguenze legali: cosa rischia il responsabile
L’uomo è stato denunciato per inquinamento ambientale e gestione illecita di rifiuti pericolosi. Secondo le attuali normative (Art. 452-bis del Codice Penale), i reati contro l’ambiente sono stati pesantemente inaspriti negli ultimi anni:
- Pene detentive: Per l’inquinamento ambientale la reclusione può andare da 2 a 6 anni, oltre a multe che possono raggiungere i 100.000 euro.
- Obbligo di bonifica: Al proprietario è stato già intimato il ripristino dei luoghi. Questo non significa solo “pulire”, ma affrontare un iter tecnico certificato che può costare decine di migliaia di euro. Se il responsabile non dovesse procedere, il Comune interverrà in danno, rivalendosi poi sul patrimonio del denunciato.
Il monitoraggio del territorio e il ruolo dei cittadini
L’operazione condotta dal Commissariato di Modica, con il supporto della Polizia Provinciale, dimostra quanto sia difficile controllare le aree rurali e le cave dismesse, spesso nascoste dalla vegetazione. Il rinvenimento di materiale sanitario, in particolare, solleva interrogativi sulla filiera dello smaltimento illecito: è probabile che la cava venisse utilizzata come punto di approdo finale per rifiuti provenienti da diverse attività, non solo private.
Le autorità invitano ora la cittadinanza a segnalare movimenti sospetti di mezzi pesanti in zone isolate o in prossimità di siti estrattivi non più attivi, per evitare che altre “grotte dei veleni” possano compromettere definitivamente il patrimonio naturale degli Iblei.
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