UN SILENZIO ASSORDANTE SULLA CRISI DEL COMPARTO AGRICOLO E ZOOTECNICO IBLEO

Trascorso quasi un mese dal 15 aprile, data entro la quale il governo regionale avrebbe dovuto fare pervenire soluzioni concrete per compensare i danni subiti dalle aziende agricole iblee a causa del terribile ciclone Athos.

Dopo l’evidente “nulla di fatto”, stamane il sindaco di Ragusa ha convocato un incontro urgente con le organizzazioni di categoria ed i rappresentanti sindacali, a seguito del quale si è fissato un incontro, tramite il responsabile dell’ispettorato agrario di Ragusa, Giorgio Carpenzano, con l’assessore regionale all’Agricoltura, Elio D’Antrassi.

“Mentre chi dovrebbe impegnarsi a difendere il comparto produttivo ibleo riempie le pagine dei giornali di sciocchezze – esordisce Nello Dipasquale – la nostra agricoltura muore. Le aziende iblee sono ancora in attesa del concretizzarsi delle promesse – continua il sindaco – fatte dall’assessore D’Antrassi l’indomani del terribile ciclone Athos. L’immobilismo caratterizza il governo regionale, ma anche chi sta all’opposizione, dimostrando l’assoluta mancanza di rispetto per quel territorio che i nostri deputati dovrebbero rappresentare alla Regione”.

La data del confronto con l’assessore regionale dovrebbe essere quella del 21 maggio.

“E’ chiaro che – conclude il sindaco Dipasquale – non possiamo attendere oltre. Nel caso in cui l’incontro fosse annullato daremo vita ad un’azione di protesta molto importante. Questa sarà l’ultima possibilità che concediamo ai nostri interlocutori alla Regione”.

Altra questione da discutere con D’Antrassi quella relativa alla crisi del comparto zootenico, dopo l’ulteriore abbassamento di 5 centesimi del prezzo del latte siciliano che da 37 centesimi passa 32 centesimi al litro.

Un’altra tegola che si abbatte sulle aziende del territorio ibleo, costrette a svendere la produzione.

“E’ una problematica molto seria – afferma il presidente della Coldiretti Ragusa, Mattia Occhipinti – che necessita di azioni politiche importanti. Non siamo più competitivi nel mercato senza un concreto intervento della Regione. Attraversiamo un momento di vera difficoltà e dobbiamo combattere la situazione facendo muro comune”.

“La Sicilia è l’unica regione d’Italia che non ha puntato sullo sviluppo del comparto latte – aggiunge Gianni Campo, uno dei produttori intervenuti -. Lazio, Calabria, Puglia e Sardegna, se vogliamo analizzare solo il sud Italia, hanno favorito nel proprio territorio le produzioni di alta qualità, coinvolgendo in prima persona i produttori. Solo in Sicilia il primo anello della filiera viene letteralmente espulso dal contesto decisionale. Pertanto gli allevamenti ragusani, da sempre fonte di ricchezza per il territorio, stanno inesorabilmente scomparendo”.

Ancora una volta l’interlocutore provilegiato, ovvero la Regione, è il grande assente. L’unico ente con la forza e mezzi adeguati per far ripartire l’economia zootecnica sceglie di non agire. Molte le azioni proposte dai produttori iblei, in primo luogo razionalizzare l’importazione intervenendo con la proclamazione dello stato di crisi e coinvolgendo la grande distribuzione. Il primo passo per costruire quella filiera che, eliminando le intermediazioni, potrebbe consentire il rapporto diretto tra il mercato e i consumatori.

 

 

 

 

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