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**ULTIM’ORA** Arrestato presunto omicida di Peppe Lucifora. Si tratta del carabiniere già interrogato a Febbraio


Arrestato Davide Corallo, il carabiniere 39 enne  di Giarratana, che nel febbraio scorso era stato già interrogato perchè sospettato di essere l’omicida del cuoco  modicano, Peppe Lucifora. A suo carico gravi indizi di colpevolezza che hanno  indotto la Procura della Repubblica  di Ragusa a richiedere al Gip l’ordinanza di custodia cautelare a suo carico. L’uomo  infatti, nel corso dell’interrogatorio reso il 14 febbraio scorso, in oltre 12 ore ed alla presenza di ben tre avvocati, aveva negato ogni possibile addebito sostenendo di aver incontrato Peppe Lucifora nei giorni precedenti   la sua morte  ma non nello stesso giorno. Tuttavia le sue dichiarazioni non hanno trovato  riscontro scientifico sia dall’esame autoptico eseguito sulla vittima sia dalle indagini  effettuate dai Ris di Messina all’interno  dell’abitazione di Lucifora. E’ stato infatti accertato che le tracce di liquido seminale sulla  vittima e nell’ambiente circostante, frutto di un rapporto sessuale tra l’omicida e Peppe Lucifora, non risalirebbero alle date indicate dal  carabiniere ma sarebbero contestuali all’omicidio, incriminandolo.

Peppe Lucifora, fu trovato senza vita il 10 novembre scorso all’interno della propria abitazione al quartiere Dente, a Modica. La relazione, depositata lo scorso mese dal medico legale e la relativa all’autopsia effettuata sul corpo di Lucifora, aveva confermato che l’uomo fu  colpito con violenza, tanto da fargli perdere i sensi, e poi strangolato con la sola mano destra, stando ai segni rimasti sul corpo. Secondo l’autopsia inoltre, la vittima non avrebbe opposto alcuna resistenza.

Sul luogo del delitto, alcuni giorni dopo, sono arrivati anche i Ris di Messina. E proprio dall’individuazione del Dna da parte del reparto investigazioni scientifiche si sarebbe giunti all’indagato oggi formalmente in stato di fermo per l’omicidio Lucifora. Le indagini, nonostante il primo interrogatorio del carabiniere lo scorso febbraio, delicate e complesse, coordinate dal procuratore Fabio D’Anna e dal sostituto Francesco Riccio, sono andate avanti senza sosta ed oggi hanno portato all’arresto che allora non fu eseguito in quanto carente, a parere della Procura, di concreti elementi di colpevolezza.  L’assassino dopo aver incontrato Peppe Lucifora ed averlo strangolato, chiuse la porta della camera da letto dove il corpo è stato ritrovato.  La chiave non è mai stata rinvenuta. A far scattare l’allarme, il silenzio prolungato di Lucifora che quella domenica aveva impegni che non aveva rispettato; a trovare il corpo di Lucifora furono i vigili del fuoco che hanno dovuto forzare la porta d’ingresso dell’appartamento e poi anche la porta della camera da letto, dove Lucifora giaceva senza vita. A dare l’allarme era stato un gruppo di persone che aspettavano invano Lucifora, che avrebbe dovuto cucinare per loro a domicilio, occupandosi del servizio catering. Non avendo avuto notizie dal cuoco, solitamente molto puntuale, queste persone avevano invano cercato di contattarlo telefonicamente. Poco dopo la scoperta del corpo.