TUTTI A CASA!

Per indole sono un soggetto che difficilmente potrebbe sottostare ai diktat e alle posizioni di un partito, non tanto quando queste non fossero condivise, ma piuttosto, come spesso accade, allorquando i leader, e comunque quelli più alti in grado, gerarchicamente parlando, incorressero in errori e cantonate marchiani.

Sia a destra che a sinistra è proibito mettere in discussione parole, comportamenti e posizioni del capo, a livello locale, regionale e nazionale. Anche solamente a livello locale, mettere in discussione il capo, anche solo per un discorso o per una sua scelta, può significare la fine politica di una persona.

Per questi motivi mi ha impressionato il silenzio dei compagni di partito verso il leader del PD, Bersani, in occasione di un recente ‘scivolone’.

Nel corso di un seminario organizzato dal PD, dal palco degli oratori è intervenuta una precaria, Chiara Di Domenico, addetta stampa di una piccola casa editrice romana che, senza mezzi termini, ha puntato il dito verso la figlia del giuslavorista Ichino, fino a poco tempo fa esperto di lavoro per il PD, da poco avvicinatosi alle posizioni di Monti. La Di Domenico ha criticato Ichino per le sue posizioni a favore della flessibilità, mentre la figlia lavora da 12 anni in Mondadori.

Tutto si sarebbe esaurito in un intervento scomposto e poco opportuno  verso il giuslavorista, reo di aver abbandonato il PD, con la colpevole leggerezza di prendersela con una valente professionista che l’accusatrice nemmeno conosce, avendo appreso della sua carriera, come ha precisato, digitando il suo nome su Google. Un intervento decisamente fuori da ogni steccato, per niente diplomatico verso il rivale politico, sconsiderato e pretestuoso verso Giulia Ichino che fu assunta dalla Mondadori nel 2000, tanto e troppo tempo fa, quando forse, suo padre, anche se già valente studioso di leggi e strategie sul mondo del lavoro, non aveva ancora la fama che può vantare oggi.

Fra l’altro l’intervento appare ancora di più fuori luogo perché la Ichino è una apprezzata professionista del panorama editoriale italiano e, forse, nel suo caso, parlare di flessibilità è anche del tutto poco attinente.

Ma la cosa che ha suscitato scalpore è stata l’approvazione da parte di Bersani che, alla fine dell’intervento è salito sul palco per abbracciare la Di Domenico.

Nonostante l’intervento avesse strappato non pochi applausi alla platea, successivamente sul web si è scatenato un coro di critiche, non tanto di gente normale quanto piuttosto da parte di giornalisti, scrittori, e intellettuali che hanno decisamente disapprovato la plateale condivisione dell’intervento da parte di Bersani. Una figura che, soprattutto in campagna elettorale, poteva essere evitata, come è stato sottolineato da più parti.

Una mossa avventata che nessuno, però, si è permesso di criticare ma che serba, in sé del paradossale. Immaginate se per un cambio di casacca si buttassero sulla strada i panni sporchi, se tutti i figli, le mogli, le sorelle, i fratelli, i nipoti che nel tempo, anche 10 anni fa, come nel caso della Ichino, sono stati assunti per raccomandazioni politiche nei vari enti locali, fossero messi in discussione insieme al loro posto di lavoro.

Chi è senza peccato scagli la prima pietra! Questo sarebbe utile ricordare al capo!

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