Turismo insostenibile senza residenti: l’Unesco non funziona più

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Repubblica.it racconta la vicenda di un piccolo villaggio tra i monti della Slovacchia centrale. Vlkolínec è uno dei borghi contadini meglio conservati in Europa: case in legno dipinte di blu, rosa e giallo, tetti spioventi, una chiesetta bianca e prati che salgono verso il bosco. Dal 1993 Vlkolínec è iscritto nella lista del Patrimonio mondiale dell’Unesco, ma ora vuole uscirne perché i visitatori superano ogni anno quota 100.000, mentre i residenti sono soltanto una decina. “Un numero enorme, se rapportato alle dimensioni del luogo: una sola strada, una manciata di case, nessuna vera infrastruttura turistica”, spiega l’articolo.
Dopo l’effetto novità del 2002, anno in cui Ragusa, Modica e Scicli entrarono a fare parte del Patrimonio mondiale dell’Umanità e l “effetto Montalbano”, poderoso traino dell’omonima serie tv, le nostre città s’interrogano sullo spopolamento dei rispettivi centri storici.
Non sono i soli. Un
 recente rapporto di Confcommercio “Città e demografia d’impresa” ha fotografato la progressiva perdita di negozi tradizionali e di funzioni urbane essenziali (servizi) in diverse località italiane, Nord compreso; al contrario, sono aumentate le attività legate al turismo. In tredici anni sono scomparse circa 156mila imprese commerciali, oltre un quarto del totale, mentre sono cresciuti ristorazione e affitti brevi, segnando una mutazione strutturale del tessuto economico urbano. Questo fenomeno, definito “desertificazione commerciale”, non riguarda solo le grandi città ma anche centri medi e piccoli, dove il calo del commercio di prossimità si accompagna spesso allo spopolamento dei residenti. Il risultato è un progressivo svuotamento dei centri storici, sempre più trasformati in spazi di consumo temporaneo o, al contrario, in aree marginali.

Il caso della nostra provincia appare emblematico. A Modica e Ragusa la crisi assume tratti evidenti. In particolare, il centro storico di Modica vive una fase critica: saracinesche abbassate, locali vuoti e un diffuso senso di insicurezza stanno minando la vitalità di corso Umberto e delle aree limitrofe. La percezione è quella di un progressivo svuotamento, non solo commerciale ma anche sociale. Un’analisi più ampia conferma che lo spopolamento riguarda sia Modica Alta sia Modica Bassa, con attività e residenti che si spostano verso il quartiere Sacro Cuore, disordinato, ma con i servizi. Le cause sono molteplici: difficoltà logistiche, costi elevati, cambiamento delle abitudini di consumo e concorrenza dei centri commerciali. A ciò si aggiunge un elemento cruciale: il turismo, pur presente, non riesce a compensare la perdita di vita quotidiana.
Anche a Ragusa, in particolare nell’area di Ragusa Superiore, si registrano segnali simili: chiusura di negozi storici, diminuzione del passeggio e perdita di centralità urbana. Un paradosso, se si considera che l’intero territorio ibleo ha beneficiato negli anni di una crescita turistica legata al barocco e alla notorietà mediatica. Tuttavia, alcuni segnali indicano che questo equilibrio si è incrinato. A Modica, ad esempio, si parla esplicitamente di un “sensibile calo del flusso turistico” che contribuisce alla crisi del centro storico . Non si tratta di overtourism, ma piuttosto del suo opposto: un turismo non sufficientemente stabile o distribuito da sostenere l’economia locale nel lungo periodo. A Ragusa e Modica, dunque, si osserva non un eccesso di turismo, ma una sua gestione insufficiente o squilibrata. Come evidenziato anche da analisi locali, il rischio è quello di modellare le città su un turismo “mordi e fuggi”, senza rafforzare le condizioni di vita dei residenti. Il nodo centrale resta dunque la funzione dei centri storici: luoghi da abitare o scenari da consumare. Senza residenti, servizi e commercio di prossimità, anche il turismo perde significato e sostenibilità.
Il confronto con altre città italiane rafforza il quadro. In molti centri del Nord, come Monza o Lodi, Alessandria o Vercelli, il commercio al dettaglio nei centri storici è in forte calo, mentre crescono attività legate alla ristorazione o si spostano fuori dal centro. In altri casi, come Cremona, si registrano perdite significative di negozi, segno di una tendenza nazionale diffusa.
La crisi di Ragusa e Modica dimostra che il riconoscimento Unesco non basta a garantire vitalità urbana: servono politiche integrate, capaci di riportare persone, attività e quotidianità nei centri storici. In assenza di interventi strutturali, il rischio è duplice: da un lato la desertificazione commerciale, dall’altro una progressiva perdita di identità. Due facce della stessa crisi che, oggi, attraversa silenziosamente molte città italiane. Il ritorno dei residenti e la riapertura dei negozi è un’operazione tutt’altro che facile, di sicuro a lungo termine.

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