TRUFFE NO PROFIT PER LA SICILIA!

Un paio di giorni fa la Guardia di Finanza di Ragusa, coordinata dal procuratore della Repubblica Carmelo Petralia, ha sequestrato beni presso un’azienda vitivinicola della tenuta Feudo Arancio nel comune di Acate in provincia di Ragusa. Qualche giorno dopo la Guardia di Finanza di Caltagirone con il coordinamento del Comando di Catania ha effettuato simile operazione che ha interessato alcuni comuni della Provincia Iblea. Il motivo del sequestro è stato individuato in un’associazione a delinquere: la società Future tecnologie agroambientali Srl, con sede ad Acate, del Gruppo vitivinicolo Mezzacorona Spa ha richiesto e percepito un contributo di 4,366 milioni di euro, destinati alla realizzazione di una nuova cantina vitivinicola in contrada Torrevecchia. Fin qui sembrerebbe tutto regolare se non fosse per il fatto che l’azienda ha acquistato la cantina del Feudo Arancio da una società appartenente al suo stesso gruppo societario; in pratica si è scoperto che gli acquirenti non erano altro che gli stessi venditori (esponenti della famiglia Rizzoli), interessati alla realizzazione degli investimenti produttivi con l’impiego dei soli fondi pubblici, senza alcun reale apporto di mezzi propri, come prevede la normativa che regola l’erogazione delle agevolazioni finanziarie. “Old Tower” è il nome dell’operazione che ha permesso di individuare i colpevoli, tra i quali anche il funzionario dell’istituto di credito Banca Nuova che ha curato l’istruttoria e l’erogazione dei contributi. Ulteriori accertamenti hanno messo allo scoperto le tre società responsabili della truffa,   tutte appartenenti al gruppo Mezzacorona Spa ed in particolare una di Acate e due del Trentino Alto Adige. Stesso metodo per lpe operazioni nel calatino con estensione nei comuni di Acate, Comiso e Vittoria.  Nonostante siano in corso delle indagini mirate ad accertare le singole responsabilità all’interno delle varie società coinvolte ed a ricostruire l’identità degli effettivi proprietari, si capisce che se lo scenario nel quale si è sviluppata la vicenda è siciliano, lo stesso non può dirsi per il business che invece è nordico. Infatti l’unico vantaggio che nella truffa poteva trarne la Sicilia era il guadagno in termini di occupazione: il programma inizialmente aveva previsto incrementi occupazionali che invece non si sono mai registrati, in quanto il personale che veniva assunto come nuovo era lo stesso che già lavorava per altre società del gruppo aziendale, aggirando così il requisito richiesto dalla normativa ed accedendo indebitamente al contributo. Dunque si è trattato di un continuo riciclo di dipendenti, riciclo che ha impedito al personale candidato non ancora impiegato di impegnarsi dal punto di vista lavorativo mentre ha favorito ed alimentato sempre gli stessi giri malavitosi. Un affare illegale che per nulla ha giovato al nostro territorio, ammesso e non concesso che gli imbrogli e l’illegalità possano mai tramutarsi in una fonte di guadagno territoriale. (Martina Arena)

 

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