Tonnellate di pomodoro invenduto. Un disastro. E’ l’effetto dell’aumento dei prezzi. E siamo solo all’inizio

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Un bilancio disastroso, quello che hanno fatto le associazioni di categoria, in primis Confagricoltura, e i consorzi, circa la produzione agricola e in particolare quella del pomodoro di pachino IGP. La causa? Prima fra tutte, il prezzo al consumatore finale, che continua ad essere molto elevato malgrado i prezzi decisamente irrisori proposti ai produttori per acquistare il prodotto, talvolta addirittura inferiori al costo di produzione.

Un problema che esiste da sempre ma che purtroppo si è accentuato proprio a causa del vertiginoso aumento dei prezzi delle materie prime di questi ultimi mesi del 2022. E l’inizio del 2023 sembra essere anche peggiore.

Tonnellate di pomodori restano sulle piante e vi sono pochissimi ordini da parte della grande distribuzione.

Le temperature, poi, addirittura 22 gradi, ha fatto il resto: il prodotto matura velocemente e deve essere raccolto, ma senza acquirenti andrà in gran parte perduto.

A questo si aggiungono rincari energetici assolutamente inaccettabili e la concorrenza sleale del pomodoro proveniente dall’estero, dove il costo della manodopera incide sul prodotto solo per un 10% rispetto al 60% dell’Italia.

Il dato sul pomodoro pachino è rilevato dal presidente del Consorzio di tutela del pomodoro di pachino igp, Sebastiano Fortunato. A questo si aggiunge il grido d’allarme lanciato da Confagricoltura Sicilia. Nel ragusano, nei vari mercati, la merce rimane invenduta.

Le superfici coltivate nella Fascia Trasformata sono diminuite notevolmente a causa della mancanza di manodopera e, soprattutto, per l’aumento esorbitante dei costi di produzione, con l’inevitabile calo dell’offerta.

Anche per Confagricoltura, infatti, il problema risiede nell’aumento esorbitante dei prezzi delle materie prime e il fatto che la GDO possa permettersi di acquistare a prezzi decisamente concorrenziali prodotti che arrivano dall’estero.

“La situazione soprattutto al mercato ortofrutticolo di Vittoria, ma anche negli altri mercati della zona, è davvero allarmante”, spiega il presidente di Confagricoltura Ragusa, nonché vice Presidente di Confagricoltura Sicilia, dott. Antonino Pirrè.

E naturalmente la preoccupazione è per le aziende: quanto resisteranno in queste condizioni? Grandi o piccole che siano, la crisi sembra davvero inevitabile.

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