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Terreni allagati e produzioni da buttare. 500 piccole aziende al collasso. Il governo regionale in provincia
12 Feb 2023 19:59
Prima ricognizione delle autorità. I problemi vanno risolti a monte. Ora i ristori dei danni ma al lavoro per programmare e attuare la “difesa” del territorio dal rischio idrogeologico.
di Giada Drocker – Nel pomeriggio di domenica, i danni del medicane Helios vengono toccati con mano. C’è la disperazione dei produttori, un comparto quello agricolo e serricolo di produzione di ortofrutta ma anche di fiori che continua a subire i danni di stagioni ormai ‘tropicizzate’ e dell’incuria della gestione del territorio.
Nella mattina, la visione di insieme delle coste iblee dall’alto, dall’elicottero della Protezione civile con cui il capo dipartimento regionale Salvo Cocina assieme a presidente della Regione Renato Schifani sorvola le aree colpite dal maltempo, rende l’idea di cosa è accaduto con tutta la sua drammaticità. Ora, a 24 ore dal cessato allarme è il momento della conta dei danni. La Regione è pronta a dichiarare lo stato di calamità e a richiedere “anche fondi extraregionali” dice Schifani a Comiso dove incontra i sindaci iblei per poi trasferirsi a Siracusa e Catania inseguendo i danni dell’uragano mediterraneo “abbiamo le idee chiare sulla situazione”.
Torniamo al pomeriggio. Un lungo viaggio compiuto dal vicepresidente della Regione, Luca Sammartino, accompagnato dal senatore Salvo Sallemi e dai deputati regionali Nello Dipasquale, Stefania Campo e Ignazio Abbate. “Servono interventi immediati” ribadisce Dipasquale, “risposte celeri” dice la Campo, e Abbate invita a segnalare i danni subiti. Servono ristori ma non basta agire nell’emergenza che ormai è divenuta strutturale. Le parole pronunciate nella mattina del dirigente regionale della Protezione civile, Salvo Cocina, sono severe. Inizierà una bonifica che non potrà prescindere dal ‘liberare’ i corsi d’acqua. “I corsi d’acqua, Ippari, Dirillo e Ficuzza si sono ripresi il loro corso” aveva detto Cocina, “si tratta ora di sistemare i corsi d’acqua, perché si riprendono ciò che l’uomo ha loro sottratto. Ma ho visto parecchie coltivazioni fatte sui greti dei fiumi, e anche qualche casa, bisogna avviare una bonifica diversa”, lasciando intendere una pulizia degli alvei dei fiumi che abbatta tutto ciò che l’uomo ha abusivamente creato, colpevolmente, deviando i corsi dei fiumi. I produttori della fascia trasformata sono in lacrime.
Tutti i territori a valle della diga Ragoleto nel comune di Licodia Eubea e che intercetta le acque del fiume Dirillo, sono sommersi dall’acqua. E’accaduto spesso che per evitare danni ancora peggiori, per semplificare la spiegazione, si sia scelto di permettere un deflusso maggiore delle acque, allagando i terreni a valle e per quanto detto in mattinata, ciò è accaduto anche questa volta. Ma se i corsi d’acqua fluissero liberi non imbrigliati da costruzioni e poco attente regimentazioni, e gli alvei non venissero intasati anche dai materiali di scarto delle serre, i danni non ci sarebbero. E’stato il sindaco di Vittoria, Francesco Aiello a chiedere attenzione proprio sul sistema della Valle del Ippari perché il fiume non ha più foce, il letto è stato nel corso degli anni ridotto. Sulla fascia costiera ci sono dei muraglioni rifatti dentro gli alvei dei fiumi per rubare del terreno e costruire abusivamente le abitazioni estive. Aiello chiede con forza un gruppo di lavoro “che ponga attenzione sul sistema fluviale dell’Ippari” perché se non si risolve il problema si continuerà a piangere.
Due direttive quindi, stato di emergenza per accelerare procedure e ristoro dei danni ma subito l’intercetto di risorse del Pnrr per mettere in sicurezza il territorio, perchè il ‘mai più’ ormai rischia di diventare ‘fino alla prossima volta’. Nella difesa del territorio, la deputazione iblea è compatta; i sindaci chiedono risorse per le manutenzioni e sostegno per la progettazione degli interventi, servono tecnici specializzati che possano dedicarsi a questo. Per le produzioni, i danni ammontano a milioni di euro. Deve ripartire tutto, i terreni vanno bonificati, le serre ricostruite in un territorio che ha come punto di riferimento il mercato ortofrutticolo di Vittoria, 74 box attorno a cui gravitano circa 6000 produttori in buona parte danneggiati. “Tutti i produttori hanno subito, chi più e chi meno, danni dal vento – dice il presidente dei commissionari del mercato, Giuseppe Zarba – quelli in ginocchio con i terreni allagati soprattutto da Macconi e verso il lago Biviere di Gela sono almeno il 15 per cento; la campagna in corso è persa, ora la lotta contro il tempo per ripulire i terreni e non perdere la prossima e già le gelate di una decina di giorni fa avevano fatto danni”.
Tra una settimana il quadro sarà più chiaro. I terreni devono asciugarsi, l’acqua avrà fatto in tempo a fare marcire le radici delle piante. Gran parte della produzione stava per essere raccolta. Non c’è più. Nella zona di Punta Braccetto melanzane e peperoni; tra Acate e Vittoria il pomodoro in tutte le sue declinazioni. Il vicepresidente della Regione, Luca Sammartino ha visitato le zone dell’Acatese e del Vittoriese. Tra Kamarina e Scoglitti il ponte non c’è più. A Punta Braccetto parte della frazione è isolata e con difficoltà anche per l’approvvigionamento idrico. Ci sono ancora altre criticità nella viabilità, in fase di ‘normalizzazione’. Il Governo nazionale la situazione la conosce dice il senatore Salvo Sallemi: “Lo Stato farà la sua parte, i comuni trasmetteranno la conta dei danni alla Regione che trasferirà i dato allo Stato”, con la prospettiva di interventi in somma urgenza con indennizzi da “fondo di rotazione per le calamità già predisposto dal Governo”.
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