Riparte un’opera attesa da anni nel territorio ibleo. L’ASP di Ragusa ha dato il via libera definitivo ai lavori per la realizzazione del Presidio Territoriale di Assistenza (PTA) di Pozzallo, con l’adozione della delibera n. 907 del 24 aprile. Un passaggio decisivo che consente di riavviare il cantiere dopo lo stop seguito alla risoluzione del […]
SPOTPOLITIK
04 Ott 2012 19:52
“Spotpolitik” è il titolo di un gustoso saggio di Giovanna Cosenza, del cui lavoro vi ho già parlato tempo addietro. Si tratta, come si può intuire, di uno studio – leggero, accessibile – della comunicazione politica degli ultimi anni, dei suoi vezzi e delle sue ingenuità. Vale a dire, della sua sostanziale inefficacia.
La lettura di questo libretto torna particolarmente utile di questi tempi elettorali, specie se poniamo la nostra attenzione sulla campagna dei manifesti che riempiono gli spazi cittadini. Ci fornisce strumenti di riflessione e – se adeguatamente approfondita – perfino una sorta di immunizzazione allo sciocchezzario dilagante che vi domina.
Di che si tratta?
Sono tanti gli elementi critici annotabili. Uno tuttavia ci sembra particolarmente significativo e lo riassumeremo nella seguente formula: immagine più slogan.
Un manifesto elettorale è solitamente costruito con questi elementi fondamentali: uno grafico-visuale (e si tratta in genere dell’immagine del candidato, quasi sempre ritratto in primo o in primissimo piano) e uno verbale (anzi grafico-verbale, visto che acquista pregnanza anche la soluzione grafica della scritta, vale a dire il carattere, il suo colore, la sua inclinazione, la sua collocazione nel riquadro, ecc.).
Il resto, che dovrebbe fungere da sfondo, da contesto dentro cui si collocano gli elementi primari, è in genere sotto tono, sottovalutato quando addirittura non utilizzato (e in questo caso il contesto diventa uno spazio vuoto, una sorta di “nulla” da cui scaturiscono gli elementi di cui sopra).
Perfino un osservatore distratto, non competente, disinteressato coglie un aspetto fondamentale di questi manufatti della comunicazione politica: sono tirati via, così giusto perché bisogna farli, altrimenti si è tagliati fuori. Come se essere tagliati “fuori” in un momento simile non possa minimamente essere un elemento vincente.
Certo, alla fine ad essere decisivo per l’esito elettorale sarà, come al solito, la qualità del passaparola, del porta a porta, della catena di comunicazione orale che produce il voto. Ma, perdiana, bisognerebbe che qualcuno dicesse ai nostri politici a cosa non servono i manifesti, finchè sono confezionati in questo modo.
Quale? Ci faremo bastare, per economia di spazio, due considerazioni.
Lo slogan non incontra l’immagine.
Lo slogan contraddice l’immagine.
Chiameremo il primo “errore primario” e lo considereremo un errore più blando, veniale. Quasi una distrazione.
Chiameremo il secondo “errore secondario” e lo considereremo un errore grave, mortale. Sicuramente un segno di masochismo politico.
Provate a fare questo esercizio davanti ai manifesti dei nostri candidati alle regionali: si dispongono tutti lungo un continuum che va dal meno peggio al peggio forte assai!
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