SILENZIO

Molti saranno convinti assertori della massima che il silenzio è d’oro. Qualcuno, a Roma, forse sta in silenzio perché non ha nulla da dire, in sede locale, forse, si osserva cosa fanno in alto e si regolano di conseguenza.

In effetti qualcuno che parla c’è: l’ex segretario del PD apre al PDL e dice che occorre trattare con il cavaliere, ponendosi, senza mezzi termini, in contrapposizione con Bersani. La Bindi, anche lei, rinuncia al silenzio, e dalle colonne del Secolo XIX, con puntuale successiva smentita, ma si sa come vanno queste cose, dice: “È così purtroppo, Bersani non sa più che fare e il partito è fermo, senza prospettiva. Bersani non ha rinunciato, non ha voluto rinunciare all’incarico, ha addirittura fatto un comunicato in cui lo ribadiva con convinzione, non ha favorito una posizione più morbida dei grillini”. Normale l’invettiva di D’Alema contro il segretario, condita dalla esaltazione di Renzi, più di basso profilo, quasi prosaico l’intervento di Enrico Letta che riconduce la sfortunata situazione di stallo al fatto che si è arrivati alla 17ª legislatura, ma da un cattolico badare al 17 sembra eccessivo.

Fa da contraltare l’indecifrabile silenzio del segretario del partito, Bersani, quello da cui milioni di militanti vorrebbero sentir dire qualcosa, non importa se di sinistra o di destra, ma che almeno parli. Invece niente.

E al silenzio si sono adeguati i suoi più stretti collaboratori, quei ‘giovani turchi’ così loquaci fino al disastro elettorale, con qualche puntata di supponente competenza nelle prime fasi delle consultazioni. Poi, anche per loro, il silenzio più assoluto.

Cosa volete che accada, allora, da noi ? Non potete aspettarvi altro che il silenzio.

Al momento in cui premiamo il tasto invio per questo pezzo, non si ha notizia di alcuna dichiarazione o commento, da parte di qualcuno del PD, in merito alla rinuncia del Movimento Territorio a partecipare alle primarie di coalizione. Silenzio anche in questo caso, una uniformità di comportamento da fare impressione.

Lascai interdetti il silenzio che non è solo relativo alla mancata partecipazione di Territorio, ma piuttosto alla presentazione delle candidature che scadeva a mezzogiorno: nessun cenno sulle candidature che invece saranno state presentate, anche da parte di Megafono e dell’UDC stringate dichiarazioni in cui si prende tempo per analizzare la situazione e ufficializzare le posizioni, ma in merito alle candidature, il silenzio. Quasi una epidemia di silenzio.

Ma più che una epidemia sembra una moda, una tendenza: anche nel PDL, dopo la rinuncia di Mallia, c’è il silenzio: parlamentari, dirigenti, semplici sponenti, alleati, simpatizzanti, nessuno parla.

Un messaggio rassicurante per il popolo in attesa: stiamo pensando!

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