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Si murò vivo nel cinquecento in una grotta a Scicli. Presto le visite a Scicli alla tomba del frate francese Giovanni Morifet
26 Dic 2023 10:36
La Soprintendenza ai beni culturali di Ragusa è al lavoro per realizzare una scala che porti dalla piana dell’ex convento dalla Croce alla tomba del frate francese Giovanni Morifet, il religioso che si sarebbe “murato vivo” in una grotta del complesso di Santa Maria di Monte Sion. I fondi sono disponibili perchè il progetto al quale sta lavorando la direzione del Parco Kamarina Cava Ispica, di cui fa parte l’ex convento della Croce, si trovano nelle pieghe del finanziamento regionale per il miglioramento dell’efficientamento energetico del complesso conventuale e per il rifacimento delle vie di accesso ad esso. “Faremo una scala in sicurezza per poter accedere all’ipogeo di grande interesse storico ma anche artistico per quello che è visibile alle pareti” – assicura il direttore dei lavori di restauro Bartolo Rivillito.
Una chicca culturale e turistico di grande pregio anche perchè la tomba del frate è stata sempre la grande “incognita” dell’ex convento della Croce.
Il frate francese Giovanni Morifet è stato l’autore della crescita spirituale del Convento del Terz’Ordine, dal terzo decennio del Cinquecento. E’ lui che ha ottenuto, nel 1521, la bolla con la quale si autorizzava l’erezione del convento del Terz’Ordine, vicino alla Chiesa di Santa Maria della Croce, per quanto la presenza dei frati in quel luogo è documentata già nel 1472. Intorno a quell’anno i Frati del Terz’Ordine convivevano con i Minori Osservanti.
Il ritrovamento della grotta-ipogeo risale agli inizi degli anni 2000 durante i lavori di restauro dell’ex convento della Croce.
In questa grotta il frate Morifet condusse la sua vita di eremita. Ad essa scavata nella roccia, divenuta poi un ipogeo, sita all’angolo est del secondo cortile proprio a strapiombo sulla vallata di San Bartolomeo, si accede da una botola circolare di un metro di diametro, a dieci metri di profondità circa. Si compone di due ambienti: nel primo vano, che si affaccia sulla vallata mediante una fenditura irregolare, forse causata da un crollo, si trova un affresco raffigurante una Pietà; nel secondo vano si trovano tracce frammentarie sbiadite di altri due affreschi. I due vani sono comunicanti tramite una apertura. Questo è quanto rimane della grotta in cui Giovanni Morifet ha fatto “piuttosto sepoltura di un morto che abitazione d’un vivo”. La vita del frate Giovanni Morifet, nei primi decenni del Cinquecento, si è uniformata ai modelli proposti in quel tempo dalla Chiesa, e la scoperta della grotta è una conferma del racconto che, nei secoli successivi, storici come il Carioti hanno tramandato.
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