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Scelta per il fine vita solo in cinque Comuni iblei e sottoscritta da seicento persone
04 Lug 2026 07:51
C’è un documento che quasi nessuno compila volentieri, perché costringe a fare i conti con una domanda che preferiremmo rimandare: cosa vorrei che accadesse se un giorno non fossi più in grado di decidere per me? Eppure, anche in provincia di Ragusa, qualcuno quella risposta ha scelto di fornirla.
Secondo i dati diffusi alcuni giorni fa dall’associazione “Luca Coscioni”, la Sicilia è al quindicesimo posto in Italia per diffusione delle Disposizioni anticipate di trattamento (Dat), il cosiddetto biotestamento. Nell’Isola si registra una Dat ogni 226 abitanti. La provincia di Ragusa occupa l’85° posto nella graduatoria nazionale, con una disposizione ogni 230 abitanti, un dato leggermente inferiore alla media regionale.
Tradotto in numeri significa che, nei cinque Comuni della provincia in cui è possibile depositare le Dat, risultano attive 607 disposizioni. I cittadini maggiorenni interessati sono circa 153 mila. Non tutti i dodici Comuni iblei, infatti, hanno istituito il registro o organizzato il servizio previsto dalla legge: sette sono fuorilegge. È un aspetto che incide inevitabilmente sulla diffusione dello strumento: dove il servizio non esiste, il cittadino è costretto a rivolgersi a un altro Comune o a utilizzare modalità alternative, come l’atto notarile, con procedure meno immediate.
Le Disposizioni anticipate di trattamento sono previste dalla legge 219 del 2017. Consentono a ogni maggiorenne, dopo avere ricevuto adeguate informazioni mediche, di indicare in anticipo quali trattamenti sanitari accettare o rifiutare qualora, in futuro, non fosse più capace di esprimere la propria volontà. Nel documento è possibile affrontare questioni come la ventilazione meccanica, la nutrizione e l’idratazione artificiali, la rianimazione e altri interventi sanitari, oltre a nominare un fiduciario che rappresenti il paziente nel dialogo con i medici.
È una scelta che divide. Per molti sottoscrivere una Dat significa affermare il principio dell’autodeterminazione: decidere in anticipo come affrontare la fase finale della propria vita, evitando trattamenti considerati sproporzionati o non desiderati. È anche un modo per alleggerire il peso delle decisioni che, in assenza di indicazioni, ricadrebbero sui familiari.
Sul fronte opposto si colloca la posizione della Chiesa cattolica. Pur riconoscendo il diritto del paziente a rinunciare all’accanimento terapeutico, la dottrina cattolica considera la vita un bene indisponibile e guarda con preoccupazione a ogni scelta che possa tradursi in un’interruzione volontaria delle cure essenziali. La distinzione tra rifiuto dell’accanimento terapeutico e pratiche che possano anticipare la morte resta uno dei punti più delicati del dibattito etico.
La fotografia nazionale mostra differenze marcate. Le Dat risultano molto più diffuse nelle regioni del Centro-Nord, con l’Emilia-Romagna, la Toscana, il Piemonte e la Friuli Venezia Giulia stabilmente ai primi posti. Nel Mezzogiorno, invece, la diffusione rimane più contenuta. Le ragioni sono diverse: una minore informazione, una presenza non uniforme dei registri comunali e, probabilmente, un diverso approccio culturale e religioso verso i temi del fine vita.
Anche all’interno della Sicilia emergono differenze significative. Caltanissetta è la provincia siciliana con il tasso più alto, una Dat ogni 149 abitanti, seguita da Siracusa con una ogni 150. Più indietro Catania, Messina e Agrigento, mentre Ragusa, come detto, si colloca poco sotto la media regionale. In fondo alla graduatoria c’è Palermo, con una disposizione ogni 360 abitanti.
Seicentosette documenti, su una platea di circa 153 mila maggiorenni, non cambiano le statistiche demografiche della provincia. Dicono però che, anche qui, c’è chi preferisce lasciare una volontà scritta anziché affidare tutto al destino, ai medici o ai familiari. Per qualcuno è un atto di libertà. Per altri una scelta che non dovrebbe essere fatta. In ogni caso, è una decisione che comincia molto prima dell’ultimo giorno: quando si è ancora nelle condizioni di scegliere.
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