Ristoratori chiusi senza un perchè. Dal Bon di Ragusa, un grido: “Se il 6 aprile non riapriamo, moriremo”. VIDEO

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Sul Governo Draghi c’erano forse (anche un po’ ingenuamente) delle aspettative fin troppo alte. Sta di fatto che passata l’euforia dei primi giorni ci si è resi conto con la dura realtà: Draghi non ha certo la bacchetta magica e non è diverso da qualunque altro tecnico che in passato (e probabilmente in futuro) governerà l’Italia. Di certo, non ha una panacea contro tutti i mali e il covid ha aggravato la situazione.

La categoria dei ristoratori continua ad essere fortemente penalizzata: non tanto per il periodo Pasquale, quanto per il futuro: voci sempre più insistenti, infatti, sostengono che il 6 di aprile, stante il costante aumento dei contagi, non si riaprirà. D’altra parte, di ristori ancora manco a parlarne: si parla di ammortizzare con poche migliaia di euro, forse due o tre mila euro ad impresa ma ci si rende subito conto che per un ristorante sono quattro spiccioli, visto che è praticamente da ottobre che sono fermi al palo.

Secondo il presidente di ConfCommercio, Carlo Sangalli, per trovare un anno peggiore del 2020 bisogna risalire piu’ o meno al 1944. L’anno scorso sono andati persi quasi 130 miliardi di consuma, circa duemila euro a testa. Tra gennaio e febbraio di quest’anno c’e’ gia’ stato un crollo dl 20 milioni di presenze in Italia. Il lockdown di marzo-aprile rischia di causare una perdita di oltre 15 miliardi di euro, oltre la meta’ per alberghi e ristoranti. Questi ultimi, tra marzo e le giornate di Pasqua, non incasseranno circa 2,8 miliardi.

Anche a Ragusa, naturalmente, la situazione è gravissima, così come nel resto d’Italia. Simone Mazzone, proprietario del Bon, in un’accorata diretta facebook dalla sua pagina, fra amarezza e sconforto, ha analizzato molto bene la situazione incresciosa che si è venuta a creare. In totale, sono quasi nove mesi di chiusura, in confronto a un mese scarso di apertura, solo a pranzo: “Si parlava di una nuova ripartenza, di un governo che doveva aiutarci e invece alla fine il nulla”.

“Da una parte ci obbliga a rimanere chiusi e dall’altra parte  non ci sta aiutando economicamente.  Se siamo obbligati a rimanere chiusi e non ci aiutano, come pensiamo di andare avanti? Qual è l’idea, il progetto?
Mi pare che tutte le attività siano aperte, tranne le nostre.
Se i procolli funzionano per tutte queste attività aperte, perchè non per le nostre? Se noi non siamo aiutati, in che modo dobbiamo proseguire?”

Che la situazione sia drammatica è sotto gli occhi di tutti: sta diventando una guerra fra poveri, a chi riesce a sopravvivere più a lungo:  “Nessuno sta sottovalutando la situazione sanitaria, ma adesso che si fa?
Se dal 6 in poi non ci fanno riaprire, come portiamo avanti le nostre attività? Stanno pagando la cassa integrazione a 3 euro l’ora. Come si fa a sopravvivere da ottobre con 600 euro al mese?”.

Senza contare che le utenze di luce, gas e acqua continuano ad arrivare puntuali: “Oggi abbiamo preso coscienza che il governo non ci manderà un euro. Siamo arrivati a questo punto.  E’ giusta la Pasqua in lockdown, sono d’accordo, ma adesso non si può più rinviare il problema socio-economico. Parliamone, comunichiamo tra di noi, aiutiamoci. Si sta morendo, dentro”.

 

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