Ragusa, Iacono lascia e il Pd attacca: «L’Amministrazione Cassì è al capolinea»

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Per il Partito democratico di Ragusa le dimissioni dell’assessore Giovanni Iacono non sono un incidente di percorso, ma il segnale di una fine annunciata. «La seconda amministrazione Cassì è ormai entrata nella sua fase terminale», attacca il segretario cittadino Riccardo Schininà, che legge l’uscita di Iacono come l’ultimo capitolo di uno sfaldamento cominciato un anno e mezzo fa.

Il quadro tracciato dai dem è quello di una giunta senza due degli assessori di maggior peso della squadra iniziale, con una maggioranza risicata o instabile in Consiglio comunale e con evidenti scricchiolii tra le forze che la sostengono. Se il sindaco provasse a uscire dalla crisi con un rimpasto, osserva Schininà, sarebbe soltanto «un rattoppo politico» per tirare avanti fino alla fine anticipata del mandato, quando Cassì lascerà Palazzo dell’Aquila per candidarsi alle Regionali. Il rischio, secondo il Pd, è condannare Ragusa all’immobilismo.

Dal civismo a Forza Italia

Alla radice della crisi, per i democratici, c’è la scelta del sindaco di aderire a Forza Italia, che avrebbe tradito il civismo con cui nel 2023 aveva conquistato il 63 per cento dei voti. Ma pesa anche, sostiene Schininà, la distanza tra il racconto di una città perfetta e la vita quotidiana dei ragusani: il caso dei cosiddetti finti volontari nelle strutture comunali, le vicende del Castello di Donnafugata, la perdita di luoghi simbolici come Ancione e il Mulino Curiale, i nodi irrisolti sulla chiusura del Madison, il degrado del centro storico. L’inaugurazione della Vallata Santa Domenica, riconosce il segretario, è un’opera importante, ma non basta a compensare quanto non realizzato in oltre otto anni.

Qualunque cosa decidano nei prossimi giorni le forze di maggioranza, a partire da Partecipiamo, per il Pd il dato politico non cambia: lo stesso sindaco, nella seduta del Consiglio comunale di lunedì, ha ammesso le difficoltà del momento.

Lo sguardo dei dem è già rivolto al dopo. Il partito, spiega Schininà, lavora da mesi a un’alternativa per i prossimi cinque anni, nel confronto con le altre forze del centrosinistra e del campo progressista: prima il progetto e il programma, poi una figura autorevole e di garanzia che li rappresenti. E l’appello all’unità lanciato mercoledì da Sinistra Italiana trova la porta aperta: «Siamo stati sin dall’inizio, e continuiamo a essere, testardamente unitari».

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