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PROTOCOLLO E GALATEO
18 Lug 2013 05:18
Egregio Direttore
, non comprendo il clamore suscitato intorno ad una cerimonia pubblica con qualche stonatura. Di cose stonate ne vediamo ormai ogni giorno, non capisco come mai, ancora molta gente non riesce a rassegnarsi di come il mondo sia cambiato e non si renda conto di quello a cui andiamo incontro.
Esiste un protocollo, costituito dall’insieme di norme, usi e consuetudini che, sin da tempi lontanissimi, disciplinano la vita di relazione pubblica e privata. Si tratta di un istituto di natura sociale ma per alcuni aspetti, legati alle relazioni pubbliche, in ambito nazionale e internazionale, assume veste normativa.
Nel tempo i termini hanno assunto contorni sfumati per le varie denominazioni, protocollo, prassi protocollare, cerimoniale, galateo etc.
Oggi si può parlare di un cerimoniale /protocollo che attiene alla sola sfera di relazioni e d’azione delle istituzioni della Repubblica e che estrinseca la propria attività nella manifestazione formale della vita dello Stato e si riferisce alla esplicazione della sovranità di esso e delle sue potestà. Ha natura “giuridica” e discende dall’ordinamento giuridico-costituzionale. Mentre il cerimoniale è una sorta di linguaggio simbolico, fatto di rituali e formule, gesti e segni, attraverso cui si esprime la manifestazione del soggetto pubblico, il protocollo vero e proprio è il sistema delle regole, dei principi, dei criteri, delle significazioni che rendono comprensibile, accettato e applicabile questo linguaggio
Il cerimoniale trae origine da quello codificato, per la prima volta, nei trattati della Pace di Vestfalia, del 1648, successivamente rielaborato nel Congresso di Vienna del 1815 e, nella forma oggi vigente, nella Convenzione sulle relazioni diplomatiche di Vienna del 1961. Tale cerimoniale fissa le procedure protocollari internazionali, tra cui, ad esempio, i rapporti tra i rappresentanti diplomatici e gli stati ospitanti e le modalità per la presentazione delle credenziali da parte dei capi-missione.
Nell’epoca contemporanea, si distingue solitamente il cerimoniale in cerimoniale di Stato, aggiornato di recente nel 2008, in cerimoniale diplomatico ed in cerimoniale ecclesiastico. Sono stati altresì sanciti e ufficializzati anche il cerimoniale marittimo che disciplina lo scambio di onori tra le navi nonché le visite a bordo e a terra dei comandanti, in patria e all’estero, il cerimoniale militare che a sua volta regolamenta la resa degli onori, le riviste e le parate e il cerimoniale sportivo cui si fa riferimento per le cerimonie di apertura e chiusura delle più importanti manifestazioni sportive.
Si tratta in generale di norme destinate agli appartenenti ai vari corpi, dello Stato, della Chiesa, della diplomazia, militari e sportivi: che ne fa parte si deve adeguare, ognuno ha le sue regole in caso di mancata osservanza delle norme.
Più alla portata della gene comune sono le convenzioni sociali, culturali e religiose che costituiscono il necessario presupposto per una convivenza civile, che attengono al comportamento dell’individuo nella sfera dei rapporti personali. Parliamo di galateo ed etichetta, norme sociali, convenzionali, che identificano la buona educazione. Trattandosi di norme non scritte, non codificate, riguardano sì le buone maniere e il buon gusto, ma sono direttamente influenzate dai tempi e dalle consuetudini, non si possono imporre, se non per mezzo dell’opinione dominante che diventa consuetudine e legge.
Negli ultimi decenni abbiamo assistito ad una rivoluzione per quelle che una volta si ritenevano norme, prima di tutto di vivere civile, poi di educazione. Visioni distinte del vivere civile hanno portato ad una serie diversa di valutazioni sui modelli comportamentali, in nome di principi di provenienza e ispirazione diversa.
Qualcuno cerca di resistere, altri sbattono la testa a muro, piano piano abitudini che si considerano sbagliate, alla luce delle vecchie regole, assumono prima la veste di consuetudine, poi di ordinarietà.
Guai a chi volesse cambiare questo ordine di cose: viene subito additato come un reazionario, come uno che vive fuori dal mondo, passeranno, sicuramente, decenni, ma si tornerà, un giorno, alle regole di un tempo, forse perché sottomessi e costretti.
Tutto, si può dire, ha inizio, dalla scuola: già dalle scuole elementari veniva imposto l’obbligo, per tutta una scolaresca, di alzarsi all’ingresso in aula di una persona, Preside, professori o comunque qualcuno che era ricevuto dal maestro. Parimenti ci si rivolgeva al docente esclusivamente dando del lei.
Provate ad assistere cosa succede oggi in una classe elementare all’ingresso in classe di una persona, naturalmente autorizzata. Oppure vi sarà capitato di incontrare la maestra e sentire dire al vostro figlio ‘Ciao maestra’. Oppure provate a guardare con quale ordine sommo si esce dalla classi fino all’uscita, fra grida e schiamazzi di ogni genere.
Esistono delle convenzioni, che non sono obblighi, che qualcuno riesce a far rispettare, ma il cui rifiuto assurge, talora, a condivisa forma di reazione e protesta.
Così è per l’obbligo non scritto di indossare giacca e cravatta nelle aule parlamentari, oggi invece assistiamo a fenomeni di rifiuto delle regole, regole che dovrebbero essere estese ai livelli inferiori, ma che, raramente si riesce a far rispettare. Così capita di vedere politici e rappresentanti istituzionali in maglietta o camicia, mentre in giro per un Comune è possibile intravedere pantaloni a pinocchietto e t-shirt di tendenza con sandali da mare, che fanno trapelare la scarsa attenzione per l’istituzione. Ma ormai è considerato ammissibile che un Sindaco si insedi a piedi nudi o va in udienza dal Vescovo con i sandali da mare.
Provate a imporre, nell’aula del Consiglio comunale, l’obbligo di alzarsi all’entrata del Presidente o degli Amministratori. Qualcuno si metterebbe a ridere.
Ma che dire dei bambini che trasformano le sale dei ristoranti in spazi per rincorrersi tra i tavoli, senza che nessun genitore intervenga per riprenderli. Anzi, se qualcuno protesta, rischia di essere trattato in malo modo invece di ricevere le doverose scuse.
Oppure locali pubblici trasformati in cabine telefoniche dove prima si viene deliziati dalle più aggiornate suonerie polifoniche, al ritmo di samba e tarantella, per poi doversi sorbire le conversazioni telefoniche a voce alta, di gente incurante della presenza di altri clienti del locale ?
Oppure vi è capitato mai di stare ricoverati in una stanza di ospedale e trovarvi, contro ogni regola e disposizione, con cinque o sei anche sette persona in visita al vicino di letto ?
Si potrebbe continuare riempiendo pagine e pagine, ma a che pro ? Si è persa ogni libertà di vivere secondo regole di civiltà, educazione e rispetto del prossimo. Perché scandalizzarsi ?
Ingenuo chi pensa di poter riprendere la situazione, cosa volete che sia la bandiera consumata o la mancanza della musica per l’alzabandiera.
Lettera firmata
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