Prg Ragusa, Andrea Tumino: “Buon strumento, critiche speciose”


Recupero dei vuoti urbani, stop al consumo di suolo, infrastrutture verdi, metroferrovia, nuovi spazi di socialità in centro: sono solo alcuni dei punti fermi del nuovo Piano Regolatore Generale. Un lavoro immenso, avviato addirittura nel 2017 e quindi prima dell’attuale Amministrazione, che supera la sbilanciata espansione prevista dal Prg del 2006, per altro allora stralciato in molte parti dalla Regione, con il risultato che in alcune aree del nostro territorio sia ancora oggi in vigore il Prg del 1974.
Forse proprio per le innovazioni che presenta e per certe criticità che supera, i commenti politici al nuovo Piano Regolatore non entrano nel merito. Parlano, piuttosto, del metodo con cui è stato presentato ammettendo, al tempo stesso, che tutti i passaggi di concertazione e condivisione previsti dalla legge (e anche di più) sono stati svolti.


Il nuovo Prg nasce dalla concertazione con la città, durata ben 3 giorni, del relativo Schema di massima e dalle quasi 100 osservazioni pervenute da parte di ordini, gruppi politici e cittadini nel 2020. Le forze politiche che erano presenti allora, oggi fingono di non ricordarlo; le forze politiche nascenti solo ora si interessano spassionatamente (?) dell’argomento.


Così già ieri, nel corso della presentazione all’Auditorium della Camera di Commercio, abbiamo potuto ammirare il campionario dell’assurdo. Abbiamo ascoltato membri dello stesso partito affermare, a pochi minuti di distanza tra loro, sia che il Prg sarebbe frettoloso, sia che arrivi tardi, sia che non blocchi a sufficienza l’espansione, sia che esponga il Comune al rischio di risarcimenti milionari proprio per lo stop all’espansione. Chi fino a pochi giorni fa puntava il dito contro l’Amministrazione per non aver ultimato il Piano ieri ha affermato che sarebbe stato meglio rinviarlo al prossimo mandato e magari alla prossima Amministrazione. Tutto e il contrario di tutto pur di tirar fuori una dichiarazione che meritasse un titolo sui giornali.


La delusione, che però deve essere per l’Amministrazione Cassì un ulteriore stimolo a lavorare per Ragusa fino all’ultimo giorno di mandato, è nel vedere come la componente politica intervenuta ieri abbia dimostrato di non conoscere nemmeno l’iter del Prg e i ruoli istituzionali.


Conviene allora ribadirli, onde evitare che sia fatta una strumentale disinformazione: il Piano Regolatore non viene approvato dalla Giunta o dal sindaco o dall’assessore, ma dal Consiglio comunale. L’approvazione in Giunta, che alcuni fanno intendere come un punto di non ritorno, è funzionale alla pubblicazione del Prg e quindi a poterlo portare a conoscenza dei cittadini, pubblicarlo sul sito dell’Ente, presentarlo all’incontro di ieri. L’approvazione in Giunta non è un atto prevaricatorio ma un passaggio previsto da un iter di legge che è stato seguito pedissequamente, che dà modo a tutti di dire la loro e non solo a quelli che si interessano del Piano solo perché è alle porte la campagna elettorale.


Le stesse forze politiche che lamentano il metodo, non sanno evidentemente che saranno loro adesso a esprimersi sul Piano prima nelle Commissioni e poi in Consiglio comunale. E che anche dopo l’approvazione del Consiglio esiste un termine in cui si potranno presentare osservazioni per poi tornare di nuovo in Consiglio comunale.


Comprendiamo che l’approvazione di uno strumento così importante possa subire le interferenze di una imminente campagna elettorale, ma non possiamo soggiogare gli interessi della città agli orticelli di questa o di quella espressione politica.

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