PARERE SULLE DEROGHE APERTURE FESTIVE DEI NEGOZI


Alla luce degli ultimi incontri presso l’assessorato allo sviluppo economico della città di Ragusa capitanato dall’Assessore Sonia Migliore, mi ritrovo a dover constatare che ancora una volta siamo di fronte ad una grossa cecità da parte dell’amministrazione a fronte di un economia che non ha più confini e che cerca di sopravvivere in un periodo di crisi profonda.

Nonostante tutte le rappresentanze invitate al tavolo (inutile fra l’altro) per decidere le aperture festive, a fronte del decreto assessoriale regionale in cui si dichiara Ragusa “città d’arte” con le prerogative del caso (deroghe sulle aperture), hanno dichiarato espressamente la volontà di liberalizzare le aperture, l’amministrazione rimane ostaggio dell’associazione commercianti (ASCOM), la quale, solo per il volere di pochi commercianti ancora legati a vecchie tradizioni continua a sostenere il danno recato dalla liberalizzazione delle aperture, permettendo cosi la fuga di turisti e cittadini ragusani verso città che offrono la scelta di strutture turistiche e commerciali sempre a disposizione e senza limitazioni (tutte le provincie siciliane tranne la nostra).

Il sospetto è che la politica ragusana, a fronte di una reale incapacità di management economico, per tutelare il proprio bacino clientelare, rischia, in una visione più ampia, di danneggiare seriamente il tessuto imprenditoriale e commerciale della città. Eppure, anche la finanziaria appena approvata (dal governo amico), non è riuscita a scuotere le fondamenta di una stratificazione vetusta e anacronistica di una gestione commerciale e turistica del territorio. E’ vero, però, che esistono quartieri di serie A e di serie B nella città di Ragusa, infatti il commercio a Ibla e Marina (anche San Giacomo) è concesso mentre osserviamo la città svuotarsi completamente nel periodo estivo. Forse si dovrebbe pensare ad un risarcimento danni contro la città di Ragusa visto che non si spiega perché alcuni quartieri di Ragusa sono a vocazione turistica e altri no, discriminando di fatto le attività commerciali.

Calcolando tutte le chiusure subite, si parlerebbe di diversi milioni di euro, tutti soldi che sono andati a riversarsi nelle città limitrofe impoverendo sempre di più il nostro territorio. Non dico che la colpa della crisi sia dovuta all’apertura o chiusura festiva, ma certo è che se queste azioni fanno parte dei tentativi per far sopravvivere il commercio e il turismo a Ragusa (in tutto l’anno e non solo d’estate) allora siamo proprio nelle mani giuste!!

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