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Pantani Longarini e Cuba, migratori e biodiversità: “i Pirati della Marza” e cittadini uniti per salvaguardare le zone umide
25 Feb 2026 10:55
Non solo gli aderenti al gruppo “I Pirati della Marza” ma anche i volontari che si vorranno unire a loro. L’invito è aperto. Domani, alle 9.30, appuntamento davanti all’ingresso della Riserva naturale biodiversità dei Pantani Longarini e Cuba che la Fondazione tedesca ha realizzato nel tempo creando un vero “polmone” naturale capace di fare da barriera, con le sue aree umide, ai fenomeni atmosferici e marini di forte intensità con pesanti danni ai territori. Il punto di incontro per i volontari è proprio l’ingresso della Fondazione: “ci siamo innamorati di questo posto; in ciò che sperimentiamo lì; nel lavoro che facciamo insieme ai meravigliosi BirdGuard – è l’appello dei volontari – e tutto questo in un luogo rinaturalizzato, tranquillo e pulito; il contrario sul pazzo mondo che ci circonda. Chiunque voglia unirsi a noi è il benvenuto, m unito di guanti e buon umore”. Un messaggio di grande amore per l’ambiente, per la natura, per la salvaguardia di un sito che, fortunatamente, è stato preso a cuore dalla Fondazione tedesca che ne è ha fatto uno dei luoghi di grande pregio naturalistico e luogo di transito per uccelli migratori che attraversano il Mediterraneo.
Questa zona umida è stata “ristorata” nella prima metà del secolo scorso.
“Il drenaggio delle zone umide dei Pantani sulla costa sud-orientale della Sicilia è avvenuto a partire dagli anni 1910-1942 quando la maggior parte delle zone umide della Sicilia è stata prosciugata per creare nuovi terreni coltivabili. Prima che le zone umide e le loro lagune venissero prosciugate, nella pianura di Ispica esistevano 16 zone umide con una superficie totale di oltre quattro chilometri quadrati. Dopo l’essicazione nel periodo 1950-1960, rimasero solo i tre Pantani (zone umide) Cuba, Longarini e Bruno, e questo solo perché non c’erano soldi per prosciugarli – viene spiegato nella presentazione dell’attuale Riserva naturale – questi ampi interventi paesaggistici in Sicilia all’epoca furono considerati una vittoria della civiltà sulla natura, ma in realtà distrussero un ecosistema importante e unico, modificarono pesantemente il microclima locale e causarono gravi danni ambientali. Sono assolutamente paragonabili agli innumerevoli edifici costruiti illegalmente sulla costa senza piani regolatori o concessioni edilizie negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso”.
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