Nella base di Sigonella l’allerta sale a livello Bravo: tensione nel Mediterraneo mentre il governo riferisce in Parlamento

La crisi internazionale legata al conflitto con l’Iran riporta la Sicilia al centro dello scacchiere geopolitico. La base aeronavale di Naval Air Station Sigonella, uno dei principali hub militari nel Mediterraneo, è stata infatti portata da sabato al livello di allerta Nato Bravo, uno stato di vigilanza rafforzata che prevede la possibilità di mobilitazione operativa in tempi molto rapidi.

La misura riguarda anche la base di Aviano Air Base, mentre altre installazioni statunitensi presenti in Italia — come quelle di Vicenza, Napoli e Livorno — restano al livello minimo di allerta Charlie.

Sigonella, nodo strategico nel Mediterraneo

La base siciliana svolge da anni un ruolo centrale nelle operazioni militari e di intelligence della Nato e degli Stati Uniti nel Mediterraneo e nel Medio Oriente. Da Sigonella operano droni e velivoli di sorveglianza, strumenti fondamentali per il monitoraggio delle aree di crisi e delle rotte strategiche nel Mediterraneo orientale.

Secondo quanto riferito all’Adnkronos da Roberto Frizzo della Uiltucs Uil, che segue i lavoratori italiani nelle installazioni statunitensi, al momento la vita quotidiana nelle basi non sembra aver subito cambiamenti significativi.

«Si tratta soprattutto di basi logistiche — spiega — e per ora non ci sono segnali evidenti di un’escalation operativa. I controlli restano quelli abituali e non ci sono modifiche sostanziali alle attività».

Tuttavia la natura stessa delle installazioni coinvolte rende comprensibile l’innalzamento dell’allerta. Ad Aviano sono presenti caccia F-15 e F-16 e anche testate nucleari statunitensi, mentre Sigonella è un punto nevralgico per le missioni con droni e per il controllo delle operazioni nel Mediterraneo.

Cresce la preoccupazione tra i lavoratori delle basi

Nonostante la situazione operativa sembri per ora sotto controllo, tra i lavoratori italiani delle basi militari emerge qualche preoccupazione.

«Siamo abituati a operare in situazioni di emergenza durante esercitazioni su larga scala — spiega Frizzo — ma lo facciamo sempre in tempo di pace. Operare in un contesto di guerra sarebbe un’altra cosa».

Il timore riguarda soprattutto l’eventualità che il personale civile possa essere chiamato a supportare più direttamente operazioni militari nel caso in cui la crisi dovesse intensificarsi.

Il governo in allerta: “Il momento più difficile da decenni”

La tensione internazionale è stata al centro di una giornata intensa ai vertici delle istituzioni italiane. Il ministro della Difesa Guido Crosetto e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni hanno incontrato separatamente al Quirinale il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Secondo quanto emerso dai colloqui, la situazione internazionale è stata definita «la più grave degli ultimi decenni», con il timore di un’escalation dopo il lancio di un missile balistico iraniano verso la Turchia, paese membro della Nato.

Tra le ipotesi sul tavolo del governo ci sono:

  • il possibile invio di sistemi di difesa aerea Samp-T ai Paesi del Golfo;
  • il dispiegamento di unità della Marina italiana verso Cipro;
  • il supporto militare richiesto da Emirati Arabi Uniti, Qatar e Kuwait.

Il nodo delle basi in Sicilia

Tra i dossier più delicati c’è proprio l’eventuale utilizzo delle infrastrutture militari presenti in Italia, comprese quelle siciliane.

Alcune forze di opposizione hanno chiesto chiarimenti sull’uso delle basi di Sigonella e Aviano da parte di velivoli diretti verso l’area del Golfo o dell’Iran. Secondo alcune ricostruzioni giornalistiche, nei giorni scorsi un velivolo di pattugliamento P-8A Poseidon della Marina statunitense sarebbe decollato da Sigonella verso il Mediterraneo orientale, mentre da Aviano sarebbero partiti cargo militari diretti verso il Golfo.

Il governo ha sempre ribadito che l’utilizzo delle basi statunitensi in Italia richiede un’autorizzazione dell’esecutivo, che deve essere accompagnata da un passaggio parlamentare.

Oggi le comunicazioni alle Camere

La giornata di oggi sarà decisiva. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il ministro della Difesa Crosetto riferiranno infatti in Parlamento per chiarire la posizione dell’Italia e ottenere un mandato politico sulle prossime decisioni.

Per la Sicilia, e in particolare per Sigonella, l’evoluzione della crisi resta quindi un tema di grande attenzione: la base continua a rappresentare uno dei punti strategici più importanti del Mediterraneo, e ogni sviluppo nello scenario internazionale rischia di riflettersi direttamente sull’isola.

Le rotte dei droni e il ruolo operativo della base


Secondo un’inchiesta del quotidiano Domani, negli ultimi giorni la base di Sigonella sarebbe stata utilizzata anche come piattaforma di sorveglianza nelle operazioni legate al conflitto con l’Iran. Un drone statunitense MQ-4C Triton della US Navy sarebbe decollato proprio dalla base siciliana sorvolando il Mediterraneo, l’Egitto e l’Arabia Saudita prima di raggiungere l’area tra Iraq e Kuwait, uno dei principali avamposti militari statunitensi nella regione. La missione, ricostruita attraverso i dati di tracciamento dei voli, rientrerebbe nelle attività di ricognizione e monitoraggio che precedono eventuali operazioni militari. Secondo quanto riferito dal governo, in questi casi non è necessaria un’autorizzazione italiana finché non si tratta di operazioni di attacco diretto, ma solo di attività di sorveglianza o supporto logistico.

Le proteste del M5S all’Ars
Il clima di tensione internazionale entra anche nel dibattito politico siciliano. I deputati del Movimento 5 Stelle all’Assemblea regionale hanno abbandonato l’Aula per protesta chiedendo al presidente della Regione Renato Schifani di riferire sul ruolo che potrebbero avere le basi militari presenti nell’Isola nello scenario del conflitto. Secondo il deputato Carlo Gilistro, mentre «spirano venti di guerra» e cresce la preoccupazione tra i cittadini, il Parlamento regionale starebbe discutendo temi lontani dalle reali urgenze, come interrogazioni di quasi tre anni fa o il dibattito sul terzo mandato ai sindaci. «I siciliani sono giustamente preoccupati per uno scenario bellico che potrebbe degenerare da un momento all’altro», ha affermato Gilistro, chiedendo che il governo regionale informi l’Assemblea e la popolazione su quale ruolo potrebbero avere le basi militari siciliane nella crisi internazionale.

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