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Morto Nitto Santapaola, storico boss di Cosa Nostra: fu catturato ai confini del Ragusano. I legami criminali con il Sud-Est siciliano
02 Mar 2026 22:05
È morto oggi 2 marzo 2026, ad 87 anni, all’interno del carcere di Opera (Milano), dove era detenuto in regime di 41-bis da oltre tre decenni, Benedetto “Nitto” Santapaola, uno dei capi più noti e temuti della Cosa Nostra etnea. Si è spento mentre scontava una condanna all’ergastolo per associazione mafiosa, omicidi e altri reati di mafia.
La fine di un boss
Santapaola era considerato per anni uno dei protagonisti assoluti della criminalità organizzata siciliana. Figura apicale della cosiddetta famiglia di Catania, nota come clan Santapaola-Ercolano, ha dominato la scena mafiosa non solo nella sua città d’origine ma anche nelle dinamiche criminali più ampie dell’isola.
La sua carriera criminale, iniziata nel malasesto quartiere San Cristoforo di Catania negli anni Sessanta, lo portò a diventare capo indiscusso della mafia catanese dagli anni Settanta fino alla sua cattura nel 1993. I crimini da lui ordinati o commessi includevano anche alcune delle pagine più sanguinose della storia italiana recente, rendendolo una figura simbolo del potere della mafia in Sicilia.
Catturato ai confini del Ragusano
La latitanza di Santapaola durò undici anni prima di terminare nell’alba del 18 maggio 1993 con un blitz degli uomini del Servizio Centrale Operativo (SCO) della Polizia di Stato. Il boss fu trovato addormentato in una casa di campagna nel comune di Mazzarrone, lungo il confine geografico tra la provincia di Catania e quella di Ragusa, mentre si trovava insieme alla moglie Carmela Minniti in un’azienda agricola.
La scelta di un rifugio così defilato non fu casuale. L’area di Mazzarrone e il Ragusano avevano un ruolo importante per i gruppi criminali catanesi, non solo come semplice nascondiglio, ma come rete di infiltrazioni economiche. La provincia di Ragusa, con il suo mercato ortofrutticolo di Vittoria — uno dei più grandi d’Europa — offriva infatti opportunità di riciclaggio e di controllo delle filiere logistiche, spesso attraverso alleanze con gruppi locali e strutture legate alla cosiddetta Stidda, organizzazione mafiosa radicata nel Sud-Est siciliano.
I legami tra Catania e il territorio ragusano
Le dinamiche della criminalità organizzata nel Sud-Est siciliano testimoniano da anni come le province di Catania e Ragusa non siano compartimenti stagni. Inchieste e relazioni antimafia hanno documentato come gruppi mafiosi, incluso il clan Santapaola-Ercolano, abbiano sfruttato le economie locali — in particolare l’agroalimentare e il settore ortofrutticolo — per reinserire capitali illeciti nel circuito “legale” dell’economia, attraverso traffici di merci, controllo dei trasporti e delle cooperazioni commerciali.
In questo senso, la presenza di un latitante di tale calibro in un’area come Mazzarrone rifletteva strategie criminali consolidate: utilizzare territori meno presidiati e con economie in crescita per consolidare reti di affari e riciclaggio, agganciandosi a figure locali e a complicità silenziose.
Un’eredità complessa
La figura di Santapaola lascia dietro di sé una storia di violenza e di controllo mafioso che ha segnato profondamente la Sicilia orientale. Il suo impero criminale ha avuto momenti di massima espansione proprio nei decenni in cui tentativi di infiltrare le istituzioni e l’economia legale si intrecciarono con violenze efferate — dai conflitti di mafia alle stragi che hanno insanguinato l’isola negli anni Ottanta e Novanta — lasciando un’eredità difficile da cancellare.
Con la sua morte in carcere, si chiude idealmente un capitolo della lunga storia della mafia siciliana, ma le dinamiche criminali di cui fu protagonista e artefice continuano a essere oggetto di indagine da parte delle forze dell’ordine e della magistratura, a testimonianza della complessità del fenomeno mafioso e della necessità di una costante azione di contrasto.

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