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Morti sul lavoro: la Sicilia resta in zona rossa e la provincia di Ragusa nella mappa del rischio
06 Ago 2025 08:37
Il primo semestre del 2025 si chiude con un dato allarmante: oltre 500 vittime sul lavoro in Italia. Morti sul lavoro: la Sicilia resta in zona rossa e la provincia di Ragusa nella mappa del rischio, con 31 decessi. E l’area iblea non è esclusa dal bilancio delle tragedie silenziose che continuano a segnare la vita lavorativa nel Paese.
È una strage silenziosa, ma inesorabile. Il lavoro continua a uccidere, spesso nel disinteresse generale. I dati dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering relativi al primo semestre del 2025 fotografano una realtà drammatica: 502 vittime in sei mesi, di cui 362 decedute sul posto di lavoro e 140 durante gli spostamenti casa-lavoro. Un incremento del 7% rispetto allo stesso periodo del 2024.
La Sicilia è tra le regioni più colpite: 31 morti in occasione di lavoro, il quarto dato nazionale, dietro a Lombardia (56), Veneto (36) e Campania (33). L’isola entra così a pieno titolo nella “zona rossa”, quella che indica un’incidenza superiore del 25% rispetto alla media nazionale. Morti sul lavoro: la Sicilia resta in zona rossa e la provincia di Ragusa nella mappa del rischio, contribuendo a questo bilancio con due casi confermati e altre situazioni ancora sotto accertamento. Un dato che la pone al 49° posto tra le provincie in Italia per incidenza degli infortuni mortali e con un indice tra i più alti.
Lavoratori sempre più anziani e più fragili
I dati mostrano un’incidenza di mortalità lavorativa inquietante soprattutto tra gli ultrasessantacinquenni, seguiti dalla fascia 55-64 anni. Non è solo un numero: è il ritratto di un Paese in cui si continua a lavorare anche quando le energie fisiche non lo permettono più, spesso in settori a rischio come edilizia, trasporti e agricoltura, molto presenti anche nel tessuto produttivo ibleo.
Donne e stranieri: vittime di un doppio rischio
Nel bilancio nazionale si contano 43 donne decedute, di cui 21 durante l’attività lavorativa e 22 in itinere. Ma è tra i lavoratori stranieri che si registra il dato più impressionante: 29,8 morti ogni milione di occupati, più del doppio rispetto agli italiani (13,4). Morti sul lavoro: la Sicilia resta in zona rossa e la provincia di Ragusa assume un significato inquietante, dove la manodopera straniera è una componente strutturale dell’economia agricola e dei servizi. Si tratta spesso di operai poco tutelati, con contratti incerti, formazione assente e orari massacranti.
Settori e giorni più pericolosi
A livello nazionale, le Costruzioni guidano la triste classifica dei settori con più vittime (53), seguite da Attività Manifatturiere (50), Trasporti e Magazzinaggio (47) e Commercio (38). Sono settori presenti anche nel panorama economico ragusano, con un’edilizia in continua espansione, un’industria leggera spesso trascurata e un trasporto merci che coinvolge centinaia di piccoli lavoratori autonomi, corrieri e facchini. Il lunedì si conferma il giorno più pericoloso, con oltre un quinto degli incidenti mortali registrati all’inizio della settimana.
Le denunce calano, ma il rischio resta
Paradossalmente, il numero complessivo delle denunce di infortunio è in leggero calo rispetto al 2024: 299.130 contro 299.303. Ma questa lieve flessione non deve trarre in inganno: il dato sulle morti parla chiaro. Morti sul lavoro: la Sicilia resta in zona rossa e la provincia di Ragusa nella mappa del rischio, evidenziando la cultura della sicurezza ancora troppo spesso considerata un costo, serve uno scatto in avanti deciso. La provincia di Ragusa, che in passato è stata teatro di campagne di sensibilizzazione e controlli da parte degli organi ispettivi, non può abbassare la guardia.
“Una strage che si ripete, nell’indifferenza”
“Ancora una volta – spiega Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Vega – i numeri ci dicono che non riusciamo a ridurre il numero degli infortuni mortali. Morti sul lavoro: la Sicilia resta in zona rossa e la provincia di Ragusa nella mappa del rischio. È una piaga che si mantiene stabile nel tempo, con picchi ciclici e con regioni come la Sicilia che restano nella zona rossa”. Una strage che riguarda tutti, ma colpisce soprattutto i più fragili, i più anziani, chi lavora ai margini. Ed è questo il dato più scomodo da accettare.
Serve un patto sociale per la sicurezza
A fronte di questi numeri, non bastano le commemorazioni postume o gli hashtag sui social. Serve un patto sociale vero tra aziende, sindacati e istituzioni. Serve più formazione, più controlli, più cultura della prevenzione. E serve soprattutto che ogni lavoratore, in ogni angolo della provincia di Ragusa, senta di valere quanto un investimento o una macchina. Perché ogni vita perduta sul lavoro non è una fatalità, ma spesso il frutto di una catena di leggerezze, omissioni, risparmi criminali.
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