Medio Oriente in fiamme, petrolio in aumento: l’Italia tra carburanti più cari e bollette salate

L’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran sta già producendo effetti concreti sull’economia italiana. Il Codacons lancia l’allarme: il rialzo delle quotazioni internazionali di petrolio e gas naturale si riflette immediatamente sui prezzi alla pompa e rischia di riversarsi presto sulle bollette delle famiglie e sul costo dei beni trasportati.

Le quotazioni del Brent, rispetto al 27 febbraio 2026, sono passate da 72 a 79 dollari al barile, registrando un incremento del 9,7%. Il WTI ha segnato un aumento del 9,4%, passando da 66,5 a 72,80 dollari al barile. Già oggi questi rialzi iniziano a sentirsi sulle strade italiane: il costo medio della benzina in modalità self-service è salito da 1,672 a 1,681 euro al litro, mentre il gasolio è passato da 1,723 a 1,736 euro al litro. Se il trend non dovesse invertirsi nei prossimi giorni, i rincari potrebbero diventare ben più marcati.

Sul fronte delle bollette energetiche, le tensioni sono ancora più evidenti. L’indice TTF del gas naturale ha registrato un rialzo del 25%, attestandosi a 39,85 euro al megawattora, il livello massimo da febbraio 2025. Un incremento destinato a riversarsi rapidamente sulle tariffe applicate a famiglie e imprese, aggravando ulteriormente una situazione già complessa a causa dei consumi elevati.

Non meno critico è il contesto dello Stretto di Hormuz, snodo strategico per il traffico globale di petrolio e materie prime. Eventuali blocchi o rallentamenti delle rotte marittime potrebbero far lievitare i costi logistici e assicurativi, con effetti a cascata sui prezzi al dettaglio di numerosi prodotti di largo consumo.

Se la situazione internazionale dovesse peggiorare, le famiglie italiane potrebbero affrontare mesi caratterizzati da aumenti significativi su carburante e bollette, con ripercussioni dirette sul costo della vita e sulla spesa quotidiana.

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