L’on. Abbate finisce nel tritacarne del Senatore Scivoletto: “Ho le prove del suo avviso di garanzia ma non le svelo”. E riparte la macchina del fango

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Nella stagione delle accuse facili, delle insinuazioni virali, dei tribunali social dove la sentenza precede l’indagine, resta un dovere a nostro giudizio, antico ma imprescindibile, per chi fa giornalismo con coscienza: cercare la verità, e non “costruirla”. Questa premessa per dire che dopo un nostro articolo di qualche settimana fa ci troviamo costretti a ritornare su un argomento di una certa gravità con il nome dell’onorevole Ignazio Abbate che è finito nel tritacarne mediatico come presunto destinatario di un avviso di garanzia da parte della Procura di Ragusa. E c’è ancora una volta un dettaglio, non di poco conto, che rende questa notizia ancora oggi, 22 luglio 2025, una “non notizia”: nessuno, nessuno, è in possesso di una prova, un documento, un atto ufficiale che attesti tale avviso. Nessun giornalista, nessun ufficio stampa, nessun soggetto istituzionale titolato a svelarne l’esistenza. Se questa affermazione non dovesse risultare vera invitiamo i cortesi colleghi a darne notizia ufficiale e a smentirci. Torniamo ad affermarlo con assoluta certezza perchè diversamente i colleghi, conoscendone la levatura morale di ognuno e la loro professionalità, non avrebbero avuto alcuna difficoltà, come noi d’altronde, a pubblicare la notizia con tanto di dettagli e soprattutto senza alcun uso del condizionale. Sino a stamattina inoltre il nostro giornale, Ragusaoggi.it, essendo in possesso del numero di cellulare del parlamentare, ha contattato direttamente l’onorevole Abbate ricevendo ancora una volta, formalmente ed ufficialmente, una netta smentita.

In mezzo a questo silenzio probatorio, si staglia invece con fermezza un post pubblicato dal senatore Concetto Scivoletto che scrive sui social: “Per un fatto di trasparenza, l’on. Ignazio Abbate […] avrebbe potuto cogliere l’occasione per informare il pubblico dell’avviso di garanzia ricevuto […]”. Parole nette, che lasciano intendere l’esistenza di una certezza. Ma su quale base? Con quale fonte? Di fronte a una dichiarazione così grave, ci siamo sentiti in dovere, non per spirito polemico ma per amore della verità, di contattare il senatore. Non avendo un suo recapito privato né la possibilità di scrivergli tramite Messenger, ho deciso, pubblicamente e con garbo, di chiedere se fosse disponibile, in sede riservata, a condividere la sua fonte o la prova di quanto affermava. Avrebbe aiutato a fare chiarezza e a restituire serietà all’informazione di cui lui stesso di professa un paladino.

La risposta del senatore è arrivata, ma non nella direzione della trasparenza. Anzi, ha scelto di difendere il valore della riservatezza della sua fonte, legittimo, per carità , ma rivolgendo a sua volta insinuazioni verso chi scrive, accusandomi implicitamente di motivazioni “facilmente intuibili” e lodando colleghi che, a differenza mia, avrebbero avuto il coraggio di scrivere senza prove. Sorvolo sul fatto di rendersi orgoglioso di non condividere per sua libera scelta, col sottoscritto “l’amicizia” virtuale sui social, considerato che, per quanto mi riguarda, la scelta è assolutamente reciproca.

Ma vede, Senatore, non è vigliaccheria evitare di scrivere ciò che non si può dimostrare: è una questione di coscienza professionale. Il giornalismo non si fa con il fiuto del bar, né con la logica deduttiva di cui parla lei, né con la sete di audience. Il giornalismo si fa con le carte, con le fonti certe, con le verifiche. E se oggi non abbiamo la certezza di un avviso di garanzia a carico dell’onorevole Abbate, allora scriverlo sarebbe non solo scorretto, ma pericolosamente persecutorio.

Chi scrive non difende nessuno. Non nasconde nulla. E non ha padroni. Ma ha una regola semplice: le parole pubblicate hanno un peso, e se sbagli il bersaglio, non hai informato, hai infangato. A maggior ragione in un territorio fragile come il nostro, dove il pettegolezzo si fa presto a travestire da verità, c’è bisogno di un giornalismo che resista alla tentazione della fretta e al fascino dei processi mediatici.

A bocce ferme, lo ripetiamo: quando avremo le prove di un avviso di garanzia , sarà nostro dovere scriverlo. Prove ovviamente che non ci fermiamo di cercare ma che evidentemente, non essendo quei grandi giornalisti che il senatore Scivoletto, nella sua residenza romana, è abituato a frequentare, non siamo riusciti a trovare sino adesso. Scriveremo con chiarezza. Con onestà. Fino ad allora, continueremo a informarci e a informare, rifiutando di essere strumenti, consapevoli o meno, di campagne di delegittimazione politica o personale. Perché non basta dire “io so”, per fare notizia. Bisogna anche dimostrare.n E il giornalismo, quello vero, non si scrive con l’inchiostro del sospetto ma con la luce della prova.

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