Lo sbarco alleati che liberò l'Italia arrivò sulle coste iblee. Presentato il libro di Carbonaro - Ragusa Oggi

Lo sbarco alleati che liberò l’Italia arrivò sulle coste iblee. Presentato il libro di Carbonaro


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Cultura
16 giugno 2019 11:40

Si è svolta ieri sabato 15 giugno, alle ore 17,00 presso la Libreria Flaccavento di Ragusa, l’annunciata presentazione del nuovo libro di Giuseppe Carbonaro “I Ragazzi di Busalacchi” lo Sbarco Alleato sulla Costa Iblea, edizioni Affinita Elettive. L’evento si é svolto nell’ambito della manifestazione Extra Volume.

Vincenzo Jannuzzi ha introdotto l’autore del libro che narra le fasi dello sbarco anglo-canadese sulla costa iblea nel luglio del 1943. Giuseppe Carbonaro nella vita fa il medico a Ispica ma per passione da sempre raccoglie foto, documenti, storie di vita vissuta e libri che riguardano lo sbarco. Tutto il racconto è stracolmo di dati e citazioni: una miniera di informazioni. Il libro si rivolge soprattutto ai giovani, che non conobbero quelle dure esperienze dei loro avi.

”La storia è maestra di vita” e solo conoscendo gli eventi del passato si possono evitare gli stessi errori.Tante storie sono stati riferite da testimoni oculari, gli anziani protagonisti dei terribili eventi da lui consultati. L’autore ha raccontato che è stato il nonno Davide Carbonaro, vigile urbano ad Ispica nel 1943, il vero ispiratore del libro. All’immediatezza della verità storica, rigorosamente vagliata, si accompagnano l’uso certosino delle fonti scritte, esplorate negli archivi nazionali con un’ampio ed eloquente corredo di foto d’epoca.

L’opera esalta l’eroica resistenza delle nostre truppe immolatesi per cercare di difendere il suolo della patria, pur nella disperata consapevolezza della sconfitta: “Il vero coraggio è quello di sapere di perdere prima di iniziare a combattere ed iniziare lo stesso”. Nel contempo delinea la precarietà della strategia anglo-americana, che si impose alla nostra difesa solo per la superiorità numerica e tecnologica. Tante domande a raffica sono state poste a Carbonaro dall’editore e dal pubblico presente sulla vicenda storica che si è svolta 75 anni fa sulle nostre coste. Come mai in Italia la storiografia tende a passare sotto silenzio l’aspra lotta che si é combattuta in Sicilia nel 1943 e solo nei resoconti di guerra di Canadesi, Inglesi ed Americani si fanno precisi riferimenti alla forte resistenza da loro incontrata?

Le immagini che spesso si vedono in televisione degli americani accolti dalla popolazione in festa non si riferiscono ai luoghi dove è avvenuto lo sbarco ma altrove, principalmente a Palermo. No fu vera guerra con migliaia di morti da entrambe le parti. Per occupare la Sicilia ci sono voluti 38 giorni che sono tanti se li paragoniamo ai soli 19 giorni in cui la Francia si è arresa ai tedeschi. A Ispica e nel suo litorale gli alleati li aspettavano da giorni. Non per dargli il benvenuto, come è accaduto successivamente altrove, ma per cercare di opporsi all’invasione.

Sono i “ragazzi “di Busalacchi e di Argenziano che daranno filo da torcere agli alleati a Ispica, a Rosolini e a Modica presso al quadrivio della Sorda. Giuseppe Busalacchi, pluridecorato della prima guerra mondiale e ferito ad una gamba, comandava un reparto di soldati del Gruppo Tattico Sud che, quando e’ arrivato il momento, non si sono sbandati scappando come tanti altri. No, sono andati al contrattacco e sono morti. A centinaia. A Gela la divisione italiana Livorno rioccupo’ la città e i mezzi corazzati tedeschi arrivarono a poche centinaia di metri dalla spiaggia dove gli americani stavano sbarcando. Rammentiamo anche i durissimi combattimenti alla foce del Simeto.

Quale è stato il ruolo svolto dalla casa regnante e dalla Regia Marina in questo frangente? Il Re aveva gia’ preso contatto con gli invasori da svariati mesi, ancora prima della resa delle nostre truppe in Tunisia, e concordato il disimpegno dell’Italia dai vari teatri di guerra, l’armistizio e il successivo appoggio anche bellico a fianco degli anglo-americani. La Sicilia fu il prezzo pagato dalla monarchia sabauda agli alleati per continuare a sopravvivere, anche se per poco.

La resa di Pantelleria e della munitissima base di Augusta della Marina, senza sparare un colpo, ne é la dimostrazione. Misero addirittura fuori uso le batterie di cannoni a lunga gittata, erano le batterie costiere più potenti del Mediterraneo, che avrebbero potuto colpire le navi dell’invasore o contrastarne l’avanzata per terra. Si fecero saltare le difese prima ancora che gli alleati apparissero all’orizzonte. Prima dello sbarco il comando della Marina inviò sommergibili per intercettare le navi americane ma purtroppo 11 furono affondati (il nemico li individuava con il radar e l’ecoscandaglio) con tutto l’equipaggio e solo uno riuscì, alcuni giorni dopo, a rientrare alla base a Siracusa.

Questi sfortunati italiani non sapevano che i vertici della Marina avevano già consegnato il porto di Siracusa e quello di Augusta agli anglo-americani. Furono cannoneggiati e affondati proprio quando ritenevano di essere al sicuro, a casa. Tra le clausole dell’accordo era previsto che le navi ital*iane non intervenissero durante lo sbarco in Sicilia (rimanendo alla fonda a La Spezia) e che fossero consegnate a Malta ai nostri nemici.

Il giorno precedente lo sbarco ci sono stati lanci di paracadutisti e di alianti nel nostro territorio? Si, il forte vento li fece atterrare non nei luoghi previsti dagli americani ma sparsi in tutta la provincia. I NAP (nuclei antiparacadutisti) italiani li presero prigionieri quasi tutti anche se l’arrivo dei paracadusti portò scompiglio e confusione in quanto si pensò che fosse già iniziato lo sbarco. Per quanto riguarda gli alianti andarono a schiantarsi contro i muretti a secco che contraddistinguono la nostra provincia. Cosa erano l’AMGOT e le AM LIRE ?

Ad occupazione avvenuta gli anglo-americani insediarono per amministrare i territori loro rappresentanti. Letteralmente il significato di AMGOT è Amministrazione Alleata dei Territori Occupati. Spesso furono nominati in questi uffici i nobili che avevano seguito il re o gli oppositori al regime. Le AM LIRE (Allied Military Lire) non erano altro che la moneta di occupazione stampata dagli inglesi per sostituire la lira e rimasta in corso sino al 1949.

Gli americani e gli inglesi portavano sempre con loro cassette piene di questi soldi con i quali si compravano da mangiare, pagavano il lavoro degli operai o compravano proprietà. Tutto ciò che ritenevano di loro interesse. Questo fatto depaupero’ ancora di più la già provata popolazione civile.

La mafia che ruolo ha avuto? I mafiosi residenti in nord America, tra i quali Luky Luciano, appoggiarono le truppe d’occupazione garantendo a questi un’accoglienza a loro favorevole nei luoghi dove tradizionalmente erano più radicati, nelle province di Trapani e Palermo. I motivi di questa collaborazione vanno ricercati nei vantaggi avuti dai mafiosi nella gestione di tali territori a guerra finita. Ricordiamo inoltre che il fascismo contrasto’ con il prefetto Mori il fenomeno mafioso e il controllo del territorio da parte della mafia.

Sono tanti gli spunti di riflessione, i quesiti e le risposte che con questo libro l’autore dà in merito a questa fase della nostra storia recente che tanto ha influenzato gli avvenimenti successivi. In ogni caso l’autore ha il merito di aver divulgato tante storie che attendevano da troppi anni in silenzio. Sono due gli accorati moniti finali dell’autore: Diamo un nome ai “Ragazzi di Busalacchi” e ”Mai più guerre”


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