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Le piccole e medie imprese del Ragusano in agonia: “Ristori con il contagocce”
08 Gen 2021 09:49
“Nessun ristoro. Chiusure a singhiozzo. Situazione precaria. Incertezze. Prospettive economiche seriamente in bilico. Imprese in difficoltà. Insomma, in una parola un disastro”. Ad affermarlo è il presidente provinciale del Movimento politico Sviluppo ibleo, Andrea La Rosa, che si dice seriamente preoccupato per la piega che sta prendendo la situazione, anche, e non solo, sul territorio ragusano.
“Servirebbero programmazione, aiuti concreti e veloci che purtroppo non abbiamo visto da nessuna parte – sottolinea – e una visione più a lungo termine. Non è accettabile l’improvvisazione dei governi. Scontiamo, poi, troppa superficialità nell’affrontare una situazione che sta determinando problematiche complessive di imbarazzo per famiglie e imprese, tutti in seria difficoltà.
Ma le Camere di commercio che fine hanno fatto? Nessuna posizione a riguardo, evidentemente a loro non interessa lo stato delle imprese e delle loro sofferenze. Non possiamo fare finta di non vedere quello che sta accadendo. Numerose Pmi della nostra area sono al collasso. È stato un anno amaro per i ristoratori. Molte attività sono rimaste chiuse per mesi, poi la mazzata finale con la zona rossa durante il Natale. Basta blandi ristori, servono risarcimenti veri, immediati e adeguati a coprire costi fissi e perdita di fatturato. Già qualche impresa ha chiuso le saracinesche. Altre hanno scelto di non aprire perché se non ci sarà un’adeguata prospettiva all’orizzonte si reputa, legittimamente, che non abbia senso mettersi in gioco, investire denaro in misure di sicurezza e poi, com’è accaduto, ritrovarsi di nuovo chiusi.
Ecco perché diciamo che se non arriveranno aiuti concreti, dovremo veramente fare i conti con una sorta di catastrofe economica anche dalle nostre parti. Si spendono 420 milioni per i banchi con le rotelle, e non sappiamo quanti per i monopattini, e il governo promette ancora aiuti che non arrivano. Le chiusure a singhiozzo mettono in seria difficoltà le imprese e, dunque, anche le famiglie che attraverso queste trovano sostentamento. E, ancora una volta, diciamo che servono ristori veri sul modello inglese e tedesco. Non possiamo stare a guardare che tutto si consumi in una lenta agonia”.
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