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L’Atlantico del Nord “senza respiro”: le acque profonde invecchiano e cala l’ossigeno
24 Feb 2026 06:37
L’Oceano Atlantico settentrionale sta letteralmente esaurendo l’aria. Le sue acque profonde vengono rifornite sempre meno efficacemente di ossigeno e i livelli stanno diminuendo in modo preoccupante. È quanto emerge da nuove misurazioni scientifiche che mostrano un rallentamento significativo nel processo di “ventilazione” dell’oceano, con conseguenze potenzialmente gravi per il clima globale e per la vita marina.
Acque profonde sempre più “vecchie”
Un team di ricerca guidato da Haichao Guo del GEOMAR Helmholtz Centre for Ocean Research Kiel ha studiato il funzionamento della ventilazione nell’Atlantico settentrionale, analizzando la cosiddetta “età dell’acqua”: un indicatore che misura da quanto tempo una massa d’acqua non entra in contatto con la superficie oceanica, dove può rifornirsi di ossigeno.
Per determinare questo dato, gli scienziati hanno utilizzato gas traccianti industriali come il CFC-12 e l’esafluoruro di zolfo, che penetrano nell’oceano solo attraverso l’atmosfera e funzionano come veri e propri marcatori temporali.
Il risultato è netto: le acque profonde stanno invecchiando. Negli anni ’90 l’età media è aumentata di quasi sette anni, mentre nei decenni successivi l’incremento è arrivato a circa dieci anni in più rispetto a trent’anni fa. In altre parole, l’acqua dolce e ricca di ossigeno impiega oggi circa un decennio in più per raggiungere le grandi profondità del Nord Atlantico.
Meno ossigeno, più rischi per ecosistemi e clima
Il problema non è soltanto locale. I ricercatori parlano di un fenomeno globale. I grandi modelli di circolazione oceanica trasportano calore, nutrienti e ossigeno, rendendo l’oceano un fondamentale “cuscinetto climatico”. Se questo sistema rallenta, l’impatto si riflette su più livelli.
Gli organismi marini, in particolare quelli che vivono in profondità, dipendono dal flusso costante di acqua ossigenata. Con la diminuzione dell’ossigeno, le cosiddette “zone morte” possono espandersi, alterando gli equilibri degli ecosistemi e i cicli biogeochimici.
Non solo. Un oceano meno ventilato riduce anche la propria capacità di assorbire anidride carbonica, indebolendo uno dei principali meccanismi naturali di mitigazione del cambiamento climatico.
Il ruolo del cambiamento climatico
Ma perché sta accadendo tutto questo? Il confronto con diversi modelli del sistema Terra indica che le sole fluttuazioni naturali non bastano a spiegare il fenomeno. Tutto converge verso l’influenza del riscaldamento globale.
In particolare, la circolazione meridionale capovolta del Nord Atlantico (AMOC), un elemento chiave della dinamica oceanica al largo della Groenlandia, si sarebbe indebolita di oltre il 15% dal 1950. Il riscaldamento delle acque superficiali e l’afflusso di acqua dolce derivante dallo scioglimento dei ghiacci artici stanno rallentando ulteriormente questo gigantesco “nastro trasportatore” oceanico.
«L’acqua nel Nord Atlantico sta invecchiando, e questo si adatta perfettamente al previsto indebolimento della circolazione dovuto al riscaldamento globale», spiega il ricercatore Andreas Oschlies.
Effetti che dureranno secoli
Un aspetto particolarmente allarmante riguarda i tempi di reazione dell’oceano. Anche se le emissioni di CO₂ venissero interrotte immediatamente, la ventilazione indebolita delle profondità marine potrebbe persistere per secoli. L’oceano, infatti, risponde ai cambiamenti climatici con estrema lentezza.
Ciò che accade sotto la superficie resta invisibile agli occhi, ma è cruciale per la stabilità del pianeta. Se l’oceano continua a perdere ossigeno, avverte Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, la Terra rischia di perdere uno dei suoi più importanti scudi protettivi.
La tendenza è chiara e preoccupante: le acque profonde dell’Atlantico stanno invecchiando, respirano sempre meno e con esse si indebolisce un equilibrio fondamentale per il clima e per la vita marina globale.

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