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La balenottera “parla” dai fondali siciliani: scoperta scientifica grazie ai sensori sottomarini
05 Ago 2026 15:30
Un suono arrivato dal profondo del mare ha aperto una nuova finestra sulla conoscenza dei grandi cetacei del Mediterraneo. Per la prima volta il canto di una balenottera comune è stato registrato contemporaneamente attraverso sistemi acustici tradizionali e una tecnologia innovativa basata sulla fibra ottica, consentendo ai ricercatori di seguirne anche gli spostamenti nell’area a sud-est della Sicilia.
La scoperta rappresenta un importante risultato scientifico perché riguarda una specie considerata a rischio di estinzione nel Mediterraneo e la cui presenza nel Mar Ionio è ancora poco documentata. L’attività di ricerca è stata condotta grazie alla collaborazione tra i Laboratori Nazionali del Sud dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), il Centro Siciliano di Fisica Nucleare e Struttura della Materia (CSFNSM) e altri partner scientifici impegnati nel monitoraggio degli ecosistemi marini.
Il canto rilevato nonostante il rumore del mare e delle attività umane
La registrazione è avvenuta alla fine dei mesi invernali, in un periodo particolarmente complesso dal punto di vista acustico per la presenza di un’intensa attività geofisica nel Mediterraneo orientale legata alla ricerca di giacimenti sottomarini di idrocarburi e dopo il passaggio dell’uragano Harry.
Nonostante il forte rumore di fondo, i ricercatori sono riusciti a identificare il caratteristico canto della balenottera comune e a seguirne la presenza grazie alla combinazione di diversi strumenti di ascolto installati nei fondali siciliani.
Il segnale è stato intercettato dai sensori acustici dei Laboratori Nazionali del Sud dell’INFN, sviluppati nell’ambito del progetto ITINERIS, e contemporaneamente confermato dai sistemi di Distributed Acoustic Sensing (DAS), una tecnologia applicata per la prima volta nel Mediterraneo attraverso i progetti VONGOLA e LOWNOISER.
La fibra ottica sottomarina diventa un gigantesco “orecchio” sul fondale
La grande innovazione arriva dalla tecnologia DAS, considerata una delle frontiere più avanzate nel monitoraggio acustico degli ambienti marini.
Il sistema utilizza impulsi laser inviati lungo una fibra ottica posizionata sul fondale. Analizzando la luce riflessa, gli strumenti riescono a rilevare le vibrazioni generate dai suoni trasformando la fibra in una vera e propria catena di migliaia di sensori distribuiti.
Una rete capace di ascoltare continuamente il paesaggio sonoro del mare, distinguendo i segnali naturali prodotti dagli animali dalle emissioni generate dalle attività umane, come il traffico navale.
“La possibilità di disporre di un sensore acustico distribuito per oltre 100 chilometri permette di rilevare i richiami a bassa frequenza delle balenottere, intorno ai 20 Hz, e seguirne gli spostamenti su un’area molto vasta”, spiegano i ricercatori coinvolti nello studio.
Un aiuto concreto per salvaguardare le balenottere del Mediterraneo
Il canto delle balenottere comuni riveste un ruolo fondamentale soprattutto nei processi di comunicazione e riproduzione. Tuttavia, sono ancora molte le informazioni mancanti sul comportamento di questi grandi mammiferi marini e sulle modalità con cui utilizzano i loro segnali acustici.
Uno degli aspetti più importanti della ricerca riguarda il rapporto tra cetacei e inquinamento acustico. Il rumore prodotto dalle navi può infatti interferire con la capacità degli animali di comunicare, orientarsi e spostarsi nei loro habitat naturali.
Il monitoraggio continuo attraverso le nuove tecnologie potrà permettere di valutare meglio quanto le attività umane influenzino la vita delle balenottere e di individuare strategie più efficaci per la loro tutela.
La Sicilia diventa un laboratorio internazionale per lo studio del mare
La scoperta conferma il ruolo strategico delle infrastrutture scientifiche presenti nei fondali siciliani. Da oltre dieci anni i sensori installati nell’ambito delle attività collegate al telescopio sottomarino per neutrini KM3NeT vengono utilizzati anche per osservare la biodiversità marina.
Un esempio concreto di come strumenti nati per la ricerca nella fisica fondamentale possano trasformarsi in preziosi alleati per la protezione degli ecosistemi.
Fisica, intelligenza artificiale, bioacustica e monitoraggio ambientale si incontrano così in un unico sistema capace di “ascoltare” il mare e raccontarne i cambiamenti.
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