Anche la provincia di Ragusa partecipa alla Settimana Nazionale per la Prevenzione Oncologica, giunta alla venticinquesima edizione e promossa dalla LILT. L’iniziativa ha l’obiettivo di diffondere la cultura della prevenzione come strumento fondamentale per contrastare il cancro, puntando sulla diagnosi precoce e sull’adozione di corretti stili di vita. Il messaggio scelto per il 2026, “Prevenzione: […]
L’8 marzo è la festa di chi non ha potere in questo mondo: la donna
07 Mar 2025 06:15
La rubrica dello psicologo, a cura di Cesare Ammendola
Domani il delitto perfetto. Un’infallibile e purpurea rosa di distrazione di massa. Non ignoro lo slancio sincero, la buona fede, le migliori intenzioni di tanti. Li rispetto e non generalizzo. Tuttavia, anche i libri più insidiosi custodiscono le parole più belle, le fresche mimose, i lirici sorrisi, la più pelosa adulazione. Temo che in questa ricorrenza diversamente retorica (al retrogusto di ipocrisia caramellata) non di rado ci sia un sottotesto irricevibile, un non detto di puro arsenico: “Ammiriamo voi donne. Ma fino a quando sapete restare al vostro posto.”Non vi sarà sfuggito un dettaglio siderale in questi giorni: solo i maschi litigano e decidono il destino del mondo e di milioni di vite e di figli. Di figli. In America, Ucraina, Russia, Gaza, Israele. Ovunque.Alle donne è concessa la penombra di un angolino. Nella drammatica e inconfessabile voce dell’irrilevanza.
Sono tutti uomini i protagonisti powerfull per i quali noi discutiamo animatamente sui social. Maschi. Sovente maturi d’anagrafe. E, per inciso, sono in stragrande maggioranza uomini anche i commentatori televisivi (giornalisti, politici, esperti) che ci spiegano come altri uomini stanno devastando tutto ciò che conosciamo e amiamo. Nelle cose e negli ideali, nell’umano e nel divino.E la malinconica sensazione è che, anche quando (raramente) una “donna di potere” si fa interprete di un’iniziativa, dietro ci sia la pressione alfa di una folla di uomini impegnati in un ineludibile assedio.
Da tempo alcuni illustri sociologi e filosofi qua e là suggeriscono che le donne hanno meno successo in molti campi perché esistono differenze strutturali con l’uomo, in virtù delle quali alle “femmine” mancherebbero l’aggressività, la spavalderia, la sicurezza di sé, tutti fattori distintivi che aiutano ad affermarsi.Io la storia la racconterei diversamente. Nei centri cerebrali del linguaggio e dell’ascolto le donne hanno circa il 10% di neuroni in più. Spicca in loro l’intelligenza emotiva e la predisposizione all’espressione verbale e alle relazioni interpersonali. Già le bambine di appena un anno sono più sensibili alla sofferenza altrui. Le bambine prendono decisioni collettive, minimizzando i conflitti (poi però, direbbero i maligni, crescono). I piccoli maschi sono interessati ai giochi turbolenti e “muscolari”, al ruolo sociale e al potere, più che alle relazioni interpersonali. Insomma, interessi, scelte, attitudini rispecchiano precocemente le differenze tipiche tra uomini e donne: le seconde sono più orientate alle persone e alle relazioni.
Mi domando dunque, se, sin dall’età evolutiva, dimostrano in non poche aree una superiorità non trascurabile, a rendere faticoso il successo delle donne è il loro approccio debole e “molle” o piuttosto la resistenza granitica di una bolla “patriarcale” e “maschilista”?La spavalderia è un valore che deve essere implicitamente celebrato e incoraggiato nello stile di quegli individui che cercano la propria realizzazione? Un individuo può essere aggressivo, spavaldo e molto sicuro, ma restare comunque, al tempo stesso inferiore a una donna. Vogliamo un mondo popolato da genitali assertivi, molto assertivi ma anche molto genitali? Noi vorremmo vivere invece in un mondo nel quale l’intelligenza e la competenza fossero riconosciute, anche quando non appartenessero a uomini dall’Ego ipertrofico. Che la sensibilità fosse considerata un valore aggiunto. Così come la mitezza, l’attitudine alla pazienza, lo stile nel saper attendere il proprio turno, la grazia del rispetto nel bosco dei talenti. Non la prepotenza alfa nella giungla dei mille falli.
Le donne sono sovente annoiate da attività gestite storicamente male soprattutto dagli uomini (la politica, ad esempio, forse). E non hanno voglia di degradarsi per sgomitare in uno spazio ristretto come il neurone spavaldo di un primate sicuro (per la carriera, anche accademica, per il potere, per la retribuzione).Io la vedo un po’ così. Per tutti noi è più facile regalare una rosa che mollare le chiavi del comando. E se le donne non accedono facilmente alle stanze dei bottoni è anche perché, se sedessero al tavolo delle decisioni, non avrebbe più senso celebrarle al ristorante una volta l’anno.
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