IL VINO PROIBITO - Ragusa Oggi

IL VINO PROIBITO


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IL VINO PROIBITO
Cultura
4 giugno 2012 20:11

Definito il vino proibito, sebbene sarebbe più appropriata la definizione di vino della discordia. Si tratta del fragolino, un vino ottenuto da uva fragola, conosciuta anche come uva americana, molto diffuso nel nord Italia, ma vinificato solo per consumo personale. La sua commercializzazione è proibita. Infatti, basti leggere la retro etichetta di una qualsiasi bottiglia venduta come fragolino, per rendersi conto, che quest’ultima del fragolino autentico ha solo il nome. Queste bottiglie sono semplici mosti totalmente insipidi, aromatizzati con sciroppi e altre sostanze aromatizzanti al gusto di fragola. Questa bevanda neanche rientra nella categoria dei vini. La normativa italiana, prima, e la normativa europea, adesso, proibiscono la commercializzazione di vino fragolino autentico, ma non  la sua produzione. Nel nord Italia, soprattutto nel nord-est, non sono rare le persone che producono per consumo proprio vino da uva fragola. Da qui è sorta una specie di crociata per la liberalizzazione del vino fragolino, perché ritenuto un prodotto migliore.

La legge, tesa a escludere il vino da uva fragola dalla commercializzazione, fu concepita per la salvaguardia della salute dei consumatori o almeno così si voleva far credere. Effettivamente l’uva fragola fermentata possiede una potenziale presenza, sottolineo potenziale e quindi non effettiva, di metanolo, sostanza tossica, maggiore di quella delle altre viti europee. Una vinificazione attenta, però, è in grado di abbassare questi livelli agli stessi livelli degli altri vini. Questo fattore ha diffuso l’idea che la legge proibizionista nei riguardi del fragolino sia stata concepita per difendere i vitigni autoctoni europei da quello che probabilmente sarebbe diventata una invasione di una uva americana dal bouquet molto accattivante. A sostenere quest’ultima tesi vi è il fatto che dentro l’Unione Europea c’è un posto, dove è possibile reperire in commercio un vino da quest’uva. Stiamo parlando del vino austriaco Uhudler, sebbene si tratti di un taglio di diverse uve, tra cui anche l’uva fragola, prodotto nello stato del Burgenland. Sempre a conferma di questa ipotesi, però, non sfugge il fatto che la legge vieta la commercializzazione di vino fragolino, ma non la produzione e il consumo domestico.

La legge, a suo tempo si mosse, per il concreto timore che i produttori iniziassero a sostituire le tradizionali viti locali con questa proveniente dall’America. La quale, oltretutto, risultava resistente alla fillossera, ragione per cui otteneva consenso tra i coltivatori.

Oggigiorno questa proibizione risulta alquanto anacronistica, poiché il problema della fillossera è risolto. Inoltre, sebbene il bouquet di un vino da uva fragola risulti attraente al primo approccio, soprattutto per i più giovani o per chi consuma rarissimamente vino o a chi direttamente non piace il vino, non lo si può considerare assolutamente un grande vino. Esso è un vino mediocre e risulta facilmente stucchevole per chi ha confidenza con il vino, non solo per l’eccessiva carica olfattiva di sensazioni dolci, ma anche gustativa. Il fragolino, sebbene esista anche nella versione secca, non è mai totalmente un vino secco, altrimenti la sensazione foxy, come dicono gli inglesi, assieme al notevole quantitativo tannico, ne farebbero un vino amaro e astringente. Inoltre esso manca di qualsiasi profondità e eleganza olfattiva. Può essere paragonato, non per il sapore, a una gomma da masticare alla fragola per bambini, ossia esageratamente carica di aroma.

Mantenere questa proibizione non ha molto senso e basterebbe circoscrivere le zone di coltivazione, per evitare una cosiddetta invasione di questa vite a scapito di quelle europee. Inoltre, il gusto di oggi in materia di vino tende a penalizzare i vini dolci, proprio perché ritenuti stucchevoli, anche quando non lo sono. Mentre vanno per la maggiore i vini secchi, soprattutto per quanto riguarda i bianchi, ai quali si richiede spesso una, a volte eccessiva, dose di acidità.

Il fragolino, in fondo, sarebbe destinato a una clientela che non è consumatrice di vino o che è ai primi approcci con gli alcolici e come di regola tende a privilegiare le sensazioni dolci. Per i consumatori abituali sarebbe tuttalpiù un esercizio di degustazione dettato dalla curiosità.

 


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