La volontà di mantenere gli impegni c’è, ma le tempistiche restano un’incognita. È questo il principale elemento emerso dall’incontro operativo che si è svolto questa mattina a Piazza Igea tra rappresentanti dell’Azienda Sanitaria Provinciale e le istituzioni del territorio sul futuro del presidio sanitario di Modica Alta. A confermarlo è la stessa Asp di Ragusa […]
IL SOPRINTENDENTE FERRARA LEGGE I LIBRI DI SALVATORE SETTIS. BENE. BENISSIMO.
24 Mar 2012 20:39
L’occasione era di quelle da non mancare. Giovanni Di Stefano, archeologo ragusano e responsabile del Parco di Kamarina, aveva invitato al Centro servizi culturali due suoi amici e colleghi: Massimo Cultraro, che insegna Preistoria all’Università di Catania, e Paola Pelagatti, accademica dei Lincei, archeologa tra le più note in Europa, già soprintendente di Siracusa e Ragusa negli ormai lontani anni ’60 e ’70.
E infatti nella saletta del CSC, mai come in questa occasione troppo angusta (e nonostante la concomitante presentazione di un libro, a Comiso, dello stesso presidente del CSC, il professore Nino Cirnigliaro), erano in tantissimi gli appassionati di archeologia e di storia locale. Tra gli altri anche Giovani Uggeri, uno dei maggiori archeologi italiani viventi.
Come sempre in queste occasioni, si celebra lo stanco ma doveroso rito dei saluti e dei ringraziamenti, che portano via metà del tempo a disposizione dei relatori. Poco male. Quando l’iniziativa era già iniziata, ma da pochi minuti, è arrivato anche l’architetto Alessandro Ferrara, Soprintendente di Ragusa. Al momento di prendere il microfono per il suo atteso intervento, l’architetto nisseno ha subito detto che era presente alla manifestazione per la stima e l’amicizia che lo legano all’archeologo Di Stefano, nonostante dovesse ancora affrontare due ore di strada per tornare a casa, come fa ogni giorno (o almeno così ha dichiarato lui stesso). Il Soprintendente ha poi aggiunto che prima di arrivare, e adesso è più di un anno, nel capoluogo di provincia ibleo, non immaginava che “in questa città e nel circondario fossero tanti i luoghi dove si fa cultura” (e questo ha fatto piacere all’uditorio anche se Hicsuntleones – che è intimamente un bastardo – ha percepito nelle parole di Ferrara un tono tra il piacevolmente meravigliato immaginandosi egli una provincia forse più culturalmente arretrata della sua di provenienza). E poi due affermazioni di Ferrara che hanno colpito, e non poco, i tanti presenti (ed alcuni gruppuscoli hanno anche commentato, sottovoce ma non al punto da non farsi sentire e suscitare ulteriori reazioni). La prima: “oggi ho comprato il libro di Salvatore Settis “Paesaggio Costituzione Cemento” edito da Einaudi. Me lo avevano detto in tanti che era un bel libro e oggi finalmente sono riuscito a comprarlo (e lo mostra all’uditorio ragusano)”.
Mah!, verrebbe da dire: quel libro di Settis è in vendita dal luglio dello scorso anno ed un architetto per di più soprintendente in una zona dove le parole “paesaggio”, e “cemento” sono divenute attuali quanto delicate lo compra un anno dopo! Però, si potrebbe replicare, sempre meglio tardi che mai (in verità la colpa è dell’assessore regionale ai Beni culturali che non ha avuto l’idea di comprare venti copie di quel libro e farne dono – ma con obbligo di lettura – a tutti i suoi dirigenti, Soprintendenti compresi).
La seconda affermazione di Ferrara: “conosco Kamarina da tanto tempo. E sono legato a quel luogo. Non fosse altro che per quello che mi è accaduto qualche mese fa quando, di mattina prestissimo, sono passato da quelle parti, da solo, e ho voluto dare uno sguardo al cantiere aperto per consolidare il promontorio minacciato dal mare e dal vento tanto che alcune pietre antiche sono già finite in acqua. Come è stato non lo so, forse ho messo un piede in fallo, certo è che sono caduto e sono vivo per miracolo. Ma ho avuto davvero paura che fosse arrivato il mio momento. Però allo stesso tempo sono contento perché quel cantiere ha permesso di salvare la Torre di Kamarina che in questa maniera non è crollata finendo in mare”. Doppio mah! verrebbe sempre da dire: la torre di Kamarina, costruita nel 1500 e conosciuta come “u papalluozzu”, era in rovina già quando Paolo Orsi, il più grande archeologo italiano di tutti i tempi, la vide per la prima volta, intorno al 1892. Torre che poi cadde rovinosamente e definitivamente nel 1914, spargendo nel mare sottostante l’antica subcolonia greca le sue antiche pietre calcaree. E però, nel caso il Soprintendente facesse riferimento ad altra torre camarinese a noi sconosciuta, siamo pronti a ritrattare il tutto (su Salvatore Settis, però, non ritrattiamo niente).
© Riproduzione riservata