Il Pride chiama, Ragusa risponde: a Marina una storica giornata. FOTO


L’entusiasmo, la gioia, la voglia di divertirsi e di gridare al mondo che esisono sfumature, colori, modi di vivere e di essere che non possono essere etichettabili.

E di dire chi si è senza doversi preoccupare della reazione degli altri. E’ stata una giornata storica quella che si è svolta a Marina di Ragusa e che ha visto il primo Pride organizzato in provincia di Ragusa. Una folla incontenibile di giovani, meno giovani, uomini, donne, bambini, famiglie. Tutti accomunati dalla voglia di dire basta ai pregiudizi e di rivendicare con orgoglio chi si è, senza paraventi, senza timori.

Il Ragusa Pride è andato oltre le aspettative: una folla colorata, allegra e festante, ha attraversato il lungomare Andrea Doria dalle panchine rainbow fino a piazza Malta.

Si ballava, si cantava, lungo il corteo, si sventolavano le bandiere arcobaleno: chi era in costume, chi era vestito in modo eccentrico, chi semplicemente aveva al petto la spilla del pride, chi aveva colorato le guance. Ma non era importante come si è partecipato. Quello che veramente è stato importante, è esserci stati.

Tante le sigle che hanno aderito e organizzato: Arcigay Ragusa, Agedo Ragusa, Katastolè Prospettive, Uaar Ragusa, tutti a sostenere i diritti LGBTQI+ che dovrebbero essere naturali ma che in realtà ancora non lo sono e in Italia c’è tanta strada da fare.

Elenoire Ferruzzi è stata la madrina della manifestazione: una regina, maestosa, appariscente, ma cordialissima e gentile con tutti. Si è commossa sul carro e ha dichiarato a gran voce di essere stata felice di aver partecipato a questo storico momento.

E poi, a lei l’onore di animare la serata in piazza Malta, facendo ballare il pubblico grazie all’interpretazione di alcuni brani di Raffaella Carrà. Sul palco, prima di lei, tutti gli organizzatori della manifestazione. E’ stato un grande momento per la città di Ragusa, che si risveglia da un torpore sonnolento di colpevole indifferenza durato fin troppi anni. Ed era ora.

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