Il presidente dei sogni sciclitani. Bartolo Guccione nei ricordi di una società di calcio a lui legata

Una società, quella attuale dello Scicli C.R., che ha aperto una nuova stagione. Si racconta e racconta. Racconta il passato e racconta il presente. Il primo con tutto quello che fu, quando il blasonato Scicli mieteva risultati e promozioni; il secondo con i “medaglioni” dei suoi giocatori attuali con l’intento di farli conoscere ed avvicinarli alla città ed alla tifoseria.
Il primo ad essere ricordato non poteva non essere Bartolo Giccione, il farmacista che ha speso tutto se stesso per il calcio. Morto nell’agosto del 2019.


“Presidente per eccellenza, uomo di sport, uomo di cuore. Figura schiva e generosa, lontana dai riflettori ma vicina alla sua squadra come pochi sanno essere. Non amava apparire, ma amava profondamente lo Scicli e la sua gente. E in questo amore c’è la radice del sogno cremisi che fece grande una città – è l’abbrivio di una storia personale e collettiva che la città non dimentica e che la società cremisi ricorda – dal 1972 al 1998 il dottor Guccione fu l’anima dell’U.P. Scicli, dedicandovi una vita intera. Sotto la sua guida, la società scrisse le pagine più luminose della propria storia: quasi quindici anni consecutivi in Serie D, un secondo posto leggendario che sfiorò la C, e una città intera che imparò a sognare”.
Tanti i giovani che si avvicinarono al calcio ai tempi di Bartolo Guccione.
“Con lui lo Scicli divenne una scuola, una speranza, una casa per tanti giovani che inseguivano un pallone e un sogno. Gli anni ’80 furono il simbolo del suo impero sportivo: il “Ciccio Scapellato” gremito, la città che viveva di calcio, Scicli come modello in Sicilia di valori, rispetto e cultura sportiva. In quella stagione gloriosa arrivò anche la storica partecipazione alla fase nazionale della Coppa Italia, un traguardo che ancora oggi raccontiamo con orgoglio. Il calcio, grazie a lui, divenne un seme che fece fiorire Scicli: nacquero nuovi impianti sportivi, si rafforzò il movimento giovanile, e lo sport divenne identità, socialità, comunità. Il suo ricordo vive nelle emozioni di chi c’era, nella tradizione che abbiamo ereditato e nel cuore del nostro popolo sportivo – conclude la società cremisi – oggi, con rispetto e gratitudine, lo celebriamo. Ed a lui rivolgiamo la nostra promessa: dott. Guccione, un giorno Scicli tornerà a calcare quei palcoscenici che la nostra città merita. Il tuo insegnamento ci guida. Il tuo sogno vive in noi. Perché certe storie non finiscono mai. Si tramandano. Si custodiscono. Si onorano”.

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