IL CUB CRITICO NEI CONFRONTI DI CNA E SINDACO NICOSIA

A questo ci siamo ridotti: a protestare contro l’eventuale chiusura degli scali merci di Catania Bicocca e Acquicella. Così infatti si legge in alcune prese di posizione di questi giorni da parte della CNA di Vittoria e del Sindaco Nicosia sempre di Vittoria, i quali, subito dopo, si ritengono soddisfatti delle precisazioni e smentite di Trenitalia. Ma Bicocca e Acquicella sono in provincia di Ragusa? E come mai il nostro territorio è  finito senza nessuna struttura ferroviaria per le merci? La prima addirittura fu proprio Vittoria a chiudere; seguirono Scicli, Pozzallo, Modica, e infine Ragusa e per ultimo Comiso. I politici, gli amministratori e le associazioni di categoria hanno assistito a questo stillicidio che ha portato all’azzeramento dell’infrastruttura cargo, limitandosi – nella migliore delle ipotesi – a qualche scarno comunicato, a presenziare a qualche riunione (ma sempre in pochi e come pesci fuor d’acqua), con una striminzita iniziativa davanti allo scalo di Comiso un paio d’anni fa, indetta dal PD, alla quale nessun amministratore prese parte, neanche quelli dello stesso partito. Certo, le strategie di Trenitalia erano chiare: ridurre al minimo gli scali in Sicilia; ma le battaglia non si possono perdere in partenza, vanno fatte, e poi, casomai, se si esce sconfitti, si può avere la coscienza a posto. Invece crediamo che la coscienza a posto non possano averla i sindaci e la deputazione, visto il poco o nulla che hanno fatto su un tema così impegnativo e strategico. Adesso lo stesso avviene per quanto riguarda ciò che resta del trasporto merci, con l’eccezione isolata del presidente della provincia. L’impressione dei ferrovieri iscritti alla CUB Trasporti è che la CNA tema non tanto la dismissione degli scali ed il conseguente passaggio su gommato delle merci (cosa già in atto per il sud-est siciliano), ma che il gommato provinciale perda quell’attività di trasporto da e per Bicocca e Acquicella, diventata obbligata dopo la chiusura degli scali ferroviari iblei, così come ieri temeva che il rilancio del trasporto merci ibleo su rotaia togliesse lavoro agli autotrasportatori. E’ un fatto, altresì, che dalla Polimeri Europa partano giornalmente tir carichi di riblene per Gela, dove vengono caricati sui treni; o che sempre da Ragusa partano giornalmente cisterne cariche di petrolio per Priolo, mentre ancora si discute se questo trasporto si poteva fare in sicurezza su ferrovia. Con questa premesse e questa realtà, chi doveva salvare gli scali merci?

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