“I DANNATI DEL MESIOTELOMA”

Da gennaio 35 morti a Casale, ma sono più  di 1800 i casi di morte  registrati a partire dagli anni ’60.  un calcolo per difetto, visto che la fabbrica aveva cominciato la sua produzione nei primi anni del secolo scorso.

Mio zio lavorava nelle fonderie del pavese. Eravamo partiti  dalla Sicilia a trovare lo zio che aveva  abbandonato il lavoro dei campi per andare a lavorare  al nord.

 Andammo in fabbrica; volevamo vedere com’era fatta una fabbrica,il mito della modernità e del benessere. Lo vidi uscire da un ascensore, una maschera sporca di polvere nera  e sudore, con un elmetto  su un corpo  vestito da una canottiera e un pantalone leggero; un’ l’immagine che si sovrappose violenta a quella che avevo di lui, fatta di terra rossa, calda, a coprire le braccia, le mani ed il volto scavato e reso antico  dal sole.

 Quando morì di mesioteloma  pensai che certe cose sono ineluttabili, fanno parte del progresso che, mi hanno insegnato, ha sempre chiesto un pesante tributo umano. Morì senza sapere che ad ucciderlo era stata proprio quella fonderia che gli aveva garantito il pane e la scuola per le figlie. Mia zia  prese la pensione e un indennizzo, e tutto andò a posto.

Di  Mesioteloma tornai a sentire parlare quando, per le troppe morti tra i lavoratori dell’Eternit di Casale Monferrato, fu messo sotto accusa l’amianto, utilizzato fino agli anni ottanta per produrre la miscela cemento-amianto (il cui nome commerciale era Eternit) usata come materiale per l’edilizia (tegole, pavimenti, tubazioni, vernici, canne fumarie),  per la coibentazione di edifici, tetti, navi,treni,oltre che  nelle tute dei vigili del fuoco, nelle auto e nella  fabbricazione di corde, plastica e cartoni.

L’inchiesta confermò i sospetti, la fabbrica fu chiusa nel 1986, ma per mettere fuori legge l’amianto killer si è dovuto aspettare il 1992.

Ma  l’amianto continua ancora oggi ad uccidere.

Da gennaio altri 35 morti e le nuove diagnosi di mesotelioma pleurico sono state tredici. A Casale Monferrato la tragedia continua, anche se “la grande fabbrica che dava lavoro a tutta la città” è chiusa dal 1986. Gli esperti dicono che  il picco si toccherà nel 2020.  Il fatto è che il mesotelioma ha un tempo di latenza lunghissimo, anche cinquant’anni, sostiene la dottoressa Daniela Degiovanni, oncologa, primario dell’Hospice Zaccheo, la casa dei «terminali» di Casale Monferrato in un’intervista rilasciata al giornalista Michele Brambilla e pubblicata sulla Stampa.

I malati di oggi sono i bambini degli anni Sessanta che respiravano concentrazioni altissime di polvere d’amianto quando la Eternit era al massimo della produzione.  Si vive male perché si ha la sensazione di potersi ammalare in ogni momento. Basta un colpo di tosse o un po’ di mal di schiena, per far materializzare il fantasma. Tutti sappiamo che questa malattia, in media, lascia un anno di vita. E tutti sappiamo che non arriva per una fatalità: sappiamo a chi dare la colpa, sappiamo che poteva essere evitata, e tutto questo aumenta la sofferenza. Sono “i dannati del mesotelioma“; e  “solo in minima parte i nuovi malati sono figli degli operai che portavano a casa le tute imbiancate. Tutti gli altri sono cresciuti avendo come compagno di giochi il micidiale «polverino», il materiale di scarto con cui si coprivano le buche dei campi di calcio e si rifacevano quelli di bocce; con cui si sistemavano le aiuole, si coibentavano i tetti”.

C’è stato un processo, una severa condanna. Ma in fondo niente è  cambiato: le fabbriche della morte rimangono attive, i rifiuti tossici continuano ad inquinare terreni e acque, a Taranto aumentano le neoplasie, come  a Gela e a Priolo le leucemie e le malformazioni sono storia, e ora, come non bastasse,in Sicilia  ci prepariamo ad accogliere il Muos.

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