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EUROPA SI EUROPA NO …
27 Mar 2014 12:34
Le elezioni europee incombono e le ansie/aspettative relative alla percezione dell’Europa da parte dei cittadini inducono gli euroscettici a premere sull’acceleratore e gli europeisti a cercare di contenere l’insofferenza dei cittadini.
Il successo, finora solo intravisto (era presente in un numero limitato di competizioni amministrative), del Fronte Nazionale ha alimentato il dibattito sulla percezione che i cittadini hanno dell’Europa.
Gli istituti di sondaggi rilevano un disallineamento tra le intenzioni di voto espresse per le politiche e quelle espresse per le europee che premia TUTTE LE FORZE EUROSCETTICHE, in sostanza sia M5S sia il Centrodestra (FI, Fratelli d’Italia, e Lega) fruiscono secondo i sondaggi di una “rendita di posizione” rispetto al bacino elettorale che invece gli da fiducia per il voto politico.
In verità il dibattito politico fino a questo momento è stato tutto focalizzato sul nostro governo, con i riflettori puntati sul percorso di conquista di Palazzo Chigi da parte di Renzi, sul “percorso di guerra” delle riforme annunciate con il ritmo incalzante di una al mese, sul dibattito pieno di distinguo e di opacità relativo al reperimento delle risorse, di Europa si è parlato pochino e solo in riferimento ai riflessi delle politiche di austerità finora “imposte” ai Paesi poco virtuosi; in fondo nessuno ha realmente affrontato il problema del futuro dell’Italia in Europa o del futuro dell’Italia fuori dall’Europa o il futuro dell’Italia in Area Euro o fuori dall’Area Euro, questo dibattito è rimasto sullo sfondo più come una suggestione, un’ombra incombente che come argomento di vera e propria analisi politica ed economica, relegata nell’ambito della soave e amena discussione da bar colma di luoghi comuni e di “sentito dire”.
In verità negli ultimi giorni, complici l’intervista di Grillo su LA7 e la presenza dell’avvocato (o oramai bisogna scrivere avvocata?) Francesca Donato ospite di Floris a Ballarò (nell’ultima puntata spalleggiata da un battagliero Mario Giordano) il dibattito sul problema ha cominciato a riempirsi di contenuti e devo dire purtroppo che i contenuti messi in campo dagli euroscettici si discostano poco dai luoghi comuni di cui sopra.
Premesso che sia condiviso da tutti, anche dagli europeisti, il fatto che l’Europa debba cambiare logica nell’approccio della crisi, premettendo le esigenze dello sviluppo a quelle del rigore di bilancio, e mi sembra che le istanze di base dei partiti in atto più europeisti (PD e Lista Civica), per non parlare della “Lista Tzipras”, si muovono, e non solo a parole, ma anche con atti politici concreti in questi termini, i partiti euroscettici galvanizzati dal successo nelle urne francesi e confortati dai sondaggi cercano di marcare le differenze esasperando gli argomenti di polemica.
Si sentono così diffondere a piene mani languidi e nostalgici amarcord dell’età dell’oro (costituita dal periodo ante-euro) nella speranza che la memoria corta degli Italiani non ricordi la coincidenza con quel periodo di “presunto benessere” costituito dagli anni ‘80/’90 con il “sacco” della finanza pubblica che ha raddoppiato il rapporto debito/PIL (da poco più del 60% a oltre il 110%) e ha obbligato alla famosa manovra Amato che ha sottratto dai depositi degli Italiani il 7 per mille dei capitali.
Si favoleggia dei vantaggi derivanti dal fatto di emettere moneta e di rilanciare l’economia a colpi di “svalutazione competitiva” dimenticando di specificare che la svalutazione è la più iniqua delle tasse che colpisce i piccoli risparmiatori e i percettori di reddito fisso che vedono erosi sia quel po’ di risparmi messi da parte in una vita che il potere di acquisto che ben che vada (ma quasi mai è così) verrà compensata l’anno seguente; ma su questo ovviamente non si punta l’attenzione …
E si perché si favoleggia del fatto che le svalutazioni competitive sono state il nostro asso nella manica negli “anni d’oro”, mentre a ben vedere le cose non stanno proprio così; le svalutazioni competitive hanno costituito si un elemento di forte crescita per le zone del paese vocate alla trasformazione (leggasi lombardoveneto vicino ai mercati europei), ma a scapito delle altre zone del Paese che pagavano il conto subendo l’erosione di ricchezza e soprattutto non facendo avvertire al mondo imprenditoriale (e di conseguenza a quello politico) l’esigenza di mettersi in linea con i processi produttivi che adesso scontano quel gravissimo gap di obsolescenza e produttività che costituisce la palla al piede del sistema Italia e che da 20 anni si scarica solo sui lavoratori con gravi conseguenze sui consumi interni (cosa che non accade in altri Paesi come la Germania…).
Ma l’esasperazione massima viene raggiunta dalle “semplici” ricette di Grillo che nell’intervista a Mentana proclama la volontà di non pagare il debito pubblico perché contratto ingiustamente dal vecchio ceto politico … quasi che il debito pubblico fosse una entità astratta e non assumesse le sembianze di BOT, CCT e BTP in cui sono investiti i risparmi e le liquidazioni degli Italiani o che costituiscono le riserve dei fondi pensione integrativi o delle assicurazioni previdenziali dei nostri concittadini … ma ovviamente tutto questo è un dettaglio!
Figurati se questo può costituire un problema per un leader politico che di professione fa il comico e che durante la campagna elettorale per le elezioni europee sarà in tournèe in tutta Italia con uno spettacolo intitolato “Te la do io l’Europa!” … dove finirà il cabaret e inizierà la proposta politica?
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