EMERGENZA IDRICA A RAGUSA. “MOVIMENTO CITTÀ” APRE IL DIBATTITO

Un problema che poteva essere arginato. Una questione che necessitava di politiche in linea con le disposizioni legislative, ma non solo. Occorreva coinvolgere la società in un piano di tutela e rispetto del territorio, a partire proprio dagli allevatori, adesso gli unici imputati dell’inquinamento dei pozzi B e B1. Corsi di formazione ed incentivi per un corretto smaltimento dei reflui zootecnici e del letame, il ricorso ad impianti di bio-gas, un piano di tutela delle acque con l’identificazione delle zone di tutela assoluta, delle zone di rispetto e delle zone di protezione delle aree di ricarica delle falde. Queste le riflessioni scaturite dal convegno “Acqua di Casa mia: «Quello che dobbiamo sapere (…e che possiamo fare)»”, organizzato da Movimento Città martedì sera presso la sala Avis di Ragusa.

“Una occasione di confronto – spiega Sergio Guastella – su uno dei temi essenziali per la comunità. La partecipazione attiva che noi da anni auspichiamo presuppone una informazione seria della cittadinanza. Non solo corretta informazione però, servono anche proposte”.

Tra i relatori Mario Dipasquale (dottore di ricerca in Idrogeologia Università di Palermo), Giovanni Licitra (chimico,laboratorio analisi terreni,acqua), Saro Gurrieri (ingegnere) e Sergio Adamo (docente Istituto ‘E. Fermi’ Ragusa). La natura carsica del sottosuolo ibleo, la gestione sostenibile delle acque, i principali problemi della rete idrica ed alcune possibili strategie correttive, le mancanze da parte del Comune a partire dalle convenzioni sottoscritte per l’utilizzo del l’invaso idrico di Santa Rosalia, le politiche ambientali e il ricorso ad impianti di bio-gas. Questi i principali spunti, seguiti dagli interventi del consiglieri comunali di Movimento Città.

“Dal 2010 l’Arpa – afferma Enrico Platania, capogruppo di Movimento città al Comune di Ragusa – ha segnalato l’inquinamento della sorgente Oro in modo preciso e puntuale alla precedente amministrazione. Il problema non solo non è stato risolto ma è degenerato. Si tratta di inadempienza o di incompetenza dell’ex sindaco? Non so quale delle due ipotesi sia preferibile”.

“Il lavoro all’interno delle commissioni consiliari – aggiunge Maria Grazia Criscione – ha permesso di approfondire solo una parte della vicenda. Spesso abbiamo subito l’assenza dei dirigenti comunali e la mancanza di trasparenza. Pochi i documenti messi a disposizione. L’Arpa ha invece fornito copia delle comunicazioni effettuate negli ultimi due anni, i risultati delle analisi compiute, le foto delle ispezioni condotte. I dati indicano un inquinamento di origine animale, da imputarsi verosimilmente agli allevamenti situati nelle aree di ricarica delle falde, al quale l’amministrazione ha dato poco o nessuna importanza. Il problema è complesso ed occorrevano scelte tipo politico – riferisce il consigliere Criscione – ma nessun politico, come ha dichiarato in commissione persino qualche dirigente comunale, si prenderà mai la briga di schierarsi contro le aziende”.

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