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Droga portata in cella dentro le ciabatte. Lei si dice ignara e “usata”: l’ex, allora carcerato, si assume la colpa e testimonia in aula
14 Feb 2026 09:16
Il 4 aprile del 2023 lei aveva preso un sacco che conteneva un pigiama e un paio di ciabatte in un bar. Un favore all’ex fiamma rinchiusa in carcere. Lo ha raccontato in lacrime in aula, davanti al Tribunale collegiale di Ragusa (Ignaccolo, Rabini, Di Sano). Aveva ricevuto una telefonata da lui che le chiedeva il favore. “Sono stata usata, sfruttata, non sapevo nulla”. I controlli in carcere avevano però fatto emergere che dentro le ciabatte c’era nascosta della droga, hashish, una ventina di grammi. Sequestrato il tutto, lui era stato oggetto di procedimento disciplinare, si era assunto la responsabilità di quanto accaduto, ma per questo fatto non era stato indagato. Dispiaciuto per quanto era accaduto, aveva telefonato nuovamente e con insistenza alla donna e alla famiglia di lei e lei lo aveva denunciato permettendo di scoprire un telefonino illegalmente detenuto all’interno del carcere, reato per il quale sarebbe in corso un procedimento. Poi il colpo di scena. Oggi in aula è stato il difensore della donna, l’avvocato Girolamo Conti, ad introdurre la testimonianza proprio dell’ex carcerato. Aveva bisogno di un difensore perché avrebbe potuto rendere dichiarazioni autoincolpanti. E così, dopo avere rifiutato di essere affiancato dal suo difensore di fiducia, ha accettato un difensore d’ufficio nominato dal Tribunale, affinché le sue dichiarazioni fossero rese con tutte le garanzie di legge. “L’ho chiamata io – ha detto l’ex carcerato – lei non sapeva niente, le ho detto di andare a prendere quel pigiama e di farmi il favore di portarlo. Lo aveva lasciato la moglie di un altro detenuto”. Silenzio sul “complice”; nonostante l’insistenza del Pm, l’ex detenuto non ha inteso coinvolgere altri, assumendosi in toto la responsabilità. In cambio del favore, i due compagni di carcere si sarebbero divisi la droga. Poi la polizia penitenziaria ha scoperto la sostanza stupefacente nascosta nelle ciabatte. Lui era stato convocato dagli agenti, aveva detto che il “fumo” era suo, che era una sua responsabilità ma non era stato indagato. Lei invece è finita a processo davanti al Tribunale collegiale di Ragusa. “Ho avuto rimorso anche se sono separato da lei” ha detto in aula, e dopo che accadde il fatto l’aveva contattata al telefono, “per scusarsi” e lei allora lo aveva denunciato perché quel telefonino dentro il carcere non ci poteva essere. E’per questo reato, “connesso” a quello per il quale è sotto processo la donna, che l’uomo ha avuto bisogno di un difensore. “E’una mia responsabilità, lei non sapeva nulla, ho fatto tutto io”. Il Tribunale ha acquisito gli atti proposti dal difensore della donna, e ha rinviato per la discussione. Ci vorrà qualche mese per conoscere l’esito del procedimento
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