“Disarmiamo il patriarcato”: corteo dell’8 marzo a Ragusa, simbolicamente bruciata una copia del ddl Bongiorno

RAGUSA – Cartelli, striscioni e slogan hanno attraversato oggi il centro di Ragusa per la manifestazione “Lott8 marzo disarmiamo il patriarcato”, il corteo transfemminista organizzato dall’Assemblea No Guerre in occasione della Giornata Internazionale della Donna.

La manifestazione ha portato in strada numerose persone che hanno sfilato dal pomeriggio lungo le vie del centro per rivendicare diritti, parità di genere e politiche più incisive contro la violenza patriarcale.

Il corteo è partito da piazza Stazione e ha attraversato via Tenente Lena, piazza Libertà e via Roma, per concludersi alla rotonda Maria Occhipinti. Durante il percorso si sono alternati momenti di musica, cori, interventi pubblici e letture di messaggi, oltre a un flash mob.

Nel corso della manifestazione i partecipanti hanno anche simbolicamente bruciato una copia del ddl Bongiorno, il disegno di legge sulla violenza sessuale presentato dalla senatrice della Lega Giulia Bongiorno e attualmente al centro di un acceso dibattito nazionale. Il gesto è stato presentato come una forma di protesta contro quello che i movimenti femministi considerano un provvedimento che rischia di aggravare la cosiddetta “vittimizzazione secondaria”, cioè la difficoltà per le vittime di violenza di essere credute e tutelate nei percorsi giudiziari.

Tra gli slogan più presenti nel corteo anche “senza consenso è stupro”, uno dei punti centrali della piattaforma rivendicativa della mobilitazione. Gli organizzatori contestano infatti alcune impostazioni del disegno di legge ritenendo che possano spostare ancora una volta l’attenzione sul comportamento della vittima piuttosto che sull’assenza di consenso.

La protesta si è inserita all’interno della mobilitazione nazionale dell’8 marzo, con iniziative in decine di città italiane. A Ragusa gli organizzatori hanno voluto collegare il tema della violenza di genere a un quadro più ampio di rivendicazioni sociali e politiche.

Nella piattaforma della manifestazione si chiede infatti il contrasto alla violenza patriarcale e alla discriminazione di genere, ma anche il rafforzamento dei servizi pubblici, dei consultori e delle politiche sociali. Tra i punti evidenziati anche l’autodeterminazione dei corpi, il diritto all’accesso libero e sicuro all’interruzione volontaria di gravidanza e il riconoscimento dei percorsi di affermazione di genere per le persone trans e non binarie.

Un altro tema centrale riguarda l’educazione affettiva e sessuale, con la richiesta di programmi formativi nelle scuole e di una maggiore consapevolezza da parte di famiglie, docenti e operatori sanitari rispetto ai temi delle relazioni e del consenso.

Nel documento diffuso dall’Assemblea No Guerre la protesta viene inoltre collegata a questioni globali, con riferimenti alle guerre in corso e alle disuguaglianze economiche e sociali. I manifestanti hanno espresso solidarietà ai movimenti e alle popolazioni che vivono situazioni di conflitto e repressione in diverse parti del mondo.

Durante il corteo sono stati anche ricordati i nomi di alcune vittime di femminicidio, in un momento di raccoglimento dedicato alla memoria di chi ha perso la vita a causa della violenza di genere.

La manifestazione si è conclusa alla rotonda Maria Occhipinti, figura simbolo delle lotte sociali e pacifiste del territorio ibleo. Qui si sono svolti gli ultimi interventi pubblici, chiudendo una giornata che gli organizzatori hanno definito come un momento di mobilitazione e denuncia contro le disuguaglianze e la violenza di genere ancora presenti nella società.

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