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Clima globale in bilico: El Niño pronto a influenzare temperature e meteo nel mondo
04 Giu 2026 15:50
El Niño torna sotto osservazione a livello globale. Secondo le ultime proiezioni dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale, esiste una probabilità dell’80% che il fenomeno climatico si sviluppi tra giugno e agosto 2026, con possibilità che possa proseguire almeno fino all’autunno e all’inizio dell’inverno.
Un segnale che conferma come il Pacifico equatoriale stia accumulando una notevole quantità di calore, con anomalie termiche già evidenti anche sotto la superficie oceanica. Tuttavia, gli esperti sottolineano che l’intensità dell’evento resta ancora incerta.
Le simulazioni climatiche indicano una tendenza verso un El Niño almeno moderato, con alcuni scenari che ipotizzano anche un possibile rafforzamento fino a un evento forte. Ma la variabilità tra i modelli lascia ancora aperta la possibilità di evoluzioni differenti.
“Al momento è possibile discutere l’ipotesi di un El Niño forte, ma è ancora troppo presto per stabilire se potrà raggiungere l’intensità dei grandi eventi storici del 1982-83, 1997-98 o 2015-16”, spiega il meteorologo Francesco Nucera di 3Bmeteo.com. Secondo l’esperto, sarà soprattutto la risposta dell’atmosfera nei prossimi mesi a determinare l’evoluzione definitiva del fenomeno.
El Niño rappresenta la fase calda del fenomeno ENSO (El Niño-Southern Oscillation), un meccanismo climatico che nasce nel Pacifico tropicale e che può influenzare la circolazione atmosferica a livello globale. In alcune aree del pianeta gli effetti sono diretti e marcati, mentre in Europa risultano più deboli e indiretti.
Uno degli impatti più rilevanti riguarda la temperatura media globale. Quando El Niño si sviluppa con una certa intensità, il calore accumulato negli oceani viene trasferito all’atmosfera, contribuendo a un aumento delle temperature medie del pianeta. Non è un fenomeno che causa il riscaldamento globale, ma può amplificarne temporaneamente gli effetti.
Gli anni caratterizzati da El Niño moderati o forti sono spesso tra i più caldi mai registrati a livello globale. Tuttavia, il fenomeno non si manifesta in modo uniforme: mentre alcune regioni sperimentano anomalie termiche elevate, altre possono registrare condizioni opposte.
Per quanto riguarda l’Europa, gli effetti di El Niño non seguono schemi rigidi. Non esiste infatti una correlazione diretta tra la sua presenza e l’intensità delle ondate di calore sul continente. Le condizioni meteorologiche europee dipendono soprattutto dalle configurazioni atmosferiche tra Atlantico, Mediterraneo ed Europa centrale.
Gli esperti sottolineano inoltre che le estati europee molto calde possono verificarsi anche in assenza di El Niño. Le ondate di calore dipendono principalmente dalla circolazione atmosferica e dalla posizione dei sistemi di alta e bassa pressione.
Il legame tra El Niño ed Europa risulta più evidente nei mesi autunnali e invernali, ma anche in questi casi si tratta di influenze probabilistiche e non di rapporti diretti di causa-effetto.
Un altro elemento chiave è il contesto climatico attuale. Il pianeta è oggi mediamente più caldo rispetto al passato, e questo significa che gli eventi meteorologici estremi si innestano su una base termica già elevata. Di conseguenza, anche configurazioni atmosferiche ordinarie possono generare episodi di caldo intenso.
“Per questo motivo non è necessario attribuire automaticamente a El Niño ogni ondata di calore”, sottolinea Nucera. “È un tassello importante del sistema climatico globale, ma non l’unico responsabile delle anomalie termiche”.
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