Cimitero Mediterraneo: 499 migranti morti nei primi tre mesi del 2023

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Già 499 morti nei primi mesi del 2023, 26mila persone decedute o risultate disperse in poco più di 9 anni: il Mediterraneo è diventato una tomba a mare aperto per tantissime persone in cerca di una vita migliore.

Il rapporto Oim


I dati contenuti nel progetto “Missing migrants” dell’Oim, acronimo di Organizzazione internazionale delle migrazioni, agenzia delle Nazioni unite, danno il senso di una tragedia senza fine. E’ di ieri pomeriggio il ritrovamento della parte inferiore di una donna tra i frangiflutti di Marina di Marza, molto probabilmente vittima dell’ennesimo naufragio.

Rotta più pericolosa del mondo


Per l’Oim la rotta del Mediterraneo è di gran lunga la più pericolosa via migratoria del mondo. Delle oltre 55mila persone morte dal 2014 a oggi, più di 26mila hanno perso la vita o sono risultate disperse sulle tre principali direttrici della rotta del mar Mediterraneo (occidentale, centrale e orientale). È il 47,3% del totale.


Stime al ribasso


I dati forniti da Missing migrants, ripresi da Openpolis, rappresentano stime al ribasso, perché le rotte migratorie sono irregolari – quindi non è sempre possibile un adeguato tracciamento – e perciò in molti casi morti e dispersi non vengono registrati. I tecnici dell’agenzia Onu monitorano costantemente le 15 principali rotte migratorie che si articolano nel mondo. Parliamo sia di quelle intra-continentali sulla terraferma, come accade dal sud al nord Africa, che quelle che portano, per esempio, migliaia di migranti dai paesi dell’Asia centrale all’Europa attraverso la rotta balcanica, o l’attraversamento di continenti via mare, tramite il mar dei Caraibi o appunto il Mediterraneo.


Numeri simili al 2022


Dei mille migranti morti o dispersi nei primi tre mesi di quest’anno in tutto il mondo, la metà (499) sono stati registrati nel mar Mediterraneo. Tra questi anche le 99 persone naufragate a pochi metri dalla spiaggia di Cutro, in Calabria, il 26 febbraio scorso.
I quasi 500 morti dei primi tre mesi del 2023 rappresentano, infatti, un numero simile a quello del primo trimestre dello scorso anno, quasi dimezzato rispetto alle cifre registrate dall’Oim nei primi mesi del 2016 e del 2017 (quando morirono o risultarono dispersi rispettivamente 749 e 803 migranti), ma superiore a quelle dello stesso periodo del biennio 2019-2021. L’inverno con il numero minore di persone che hanno perso la vita in mare è stato infatti il 2020, complice probabilmente anche la minore mobilità per via della pandemia.

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