Caso Guardia Medica: a Modica si fa squadra per salvarla mentre i professionisti dell’accusa se la prendono con Ignazio Abbate

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Caso Guardia Medica di Modica Alta, quando l’odio rende miopi: la strana corsa a difendere l’indifendibile.
Ci sono articoli giornalistici che aiutano a capire i problemi. E poi ci sono quelli che, pur di trovare un colpevole predestinato, finiscono per ignorare persino la realtà che si sta svolgendo sotto i loro occhi.

È il caso di un articolo pubblicato da una testata on line e condiviso dagli autori anche sui social, relativo alla vicenda della Guardia Medica di Modica Alta. Un articolo che parte da una tesi precostituita e cerca disperatamente di far coincidere i fatti con quella tesi. Peccato che, nel frattempo, i fatti abbiano preso tutt’altra direzione.
L’obiettivo è evidente sin dalle prime righe: dimostrare che la colpa di tutto sia dell’on. Ignazio Abbate, ex sindaco della città, e delle scelte compiute anni fa. Una tesi legittima da sostenere, se non fosse che nel frattempo è arrivata la dichiarazione ufficiale della sindaca Maria Monisteri che smonta proprio il presupposto principale su cui si regge l’intero ragionamento.

La sindaca, infatti, ha chiarito che il DM 77/2022 non impone affatto la chiusura automatica delle sedi storiche della Guardia Medica. Favorisce l’integrazione nelle Case di Comunità, ma lascia alle aziende sanitarie margini organizzativi e discrezionalità. Tradotto: non esiste quell’automatismo che l’articolo presenta come inevitabile.
A questo punto la domanda sorge spontanea: se persino il sindaco, che certamente non può essere accusato di difendere Abbate, sostiene che esistono margini per mantenere il presidio a Modica Alta, chi è che sta leggendo male la situazione?
Perché qui non si tratta di essere pro o contro qualcuno. Si tratta di prendere atto che la città, per una volta, si è ritrovata compatta. Maggioranza, opposizione, consiglieri comunali, cittadini e associazioni stanno dicendo la stessa cosa: il problema esiste e va affrontato.

E invece no. C’è chi riesce nell’impresa di trasformare una battaglia condivisa in una resa dei conti personale.
Il risultato è paradossale. Mentre tutta Modica discute del trasferimento della Guardia Medica e del modo discutibile con cui è stato comunicato, l’articolo trova il modo di spostare il bersaglio altrove, arrivando perfino a bacchettare chi ha sollevato pubblicamente il problema.
Insomma, mentre i cittadini si chiedono perché un servizio sanitario essenziale sia stato trasferito praticamente nottetempo, qualcuno risponde spiegando che la colpa sarebbe di decisioni prese anni fa e che chi protesta oggi starebbe semplicemente “cavalcando l’onda”.

La sensazione è quella di una lettura talmente concentrata sulla ricerca del colpevole politico da perdere di vista la questione principale: i cittadini di Modica Alta hanno perso un presidio sanitario importante e meritano risposte.
Risposte che non arrivano accusando questo o quello, ma spiegando perché il trasferimento sia stato effettuato senza un adeguato coinvolgimento del territorio e perché non si sia aperto prima un confronto pubblico.
Alla fine resta una curiosità. Nell’articolo si legge più volte che “questi sono i fatti”. Eppure, quando perfino la sindaca sostiene che non esiste un obbligo normativo di chiusura e annuncia una battaglia per riaprire il presidio, forse sarebbe il caso di fermarsi un attimo e chiedersi se quei fatti siano davvero così granitici.

Perché una cosa è fare informazione. Un’altra è essere talmente concentrati sul bersaglio da non accorgersi che, nel frattempo, il bersaglio si è spostato. Che poi gli autori possano avere anche dei coinvolgimenti professionali all’interno dell’Asp, sarebbe proprio azzardato pensarlo!
A margine ci limitiamo a dire a chi scrive “qui casca l’asino” che, il rischio è che la figura dell’asino non la faccia chi lancia l’allarme, ma chi continua ostinatamente a guardare dalla parte sbagliata.

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