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BUONE NOTIZIE PER LA TERAPIA DEL PARKINSON
12 Giu 2014 05:03
Sono circa 300.000 le persone affette da Parkinson nel nostro Paese; i casi sono in aumento di anno in anno tanto da far prevedere che entro 15 anni il numero di malati sarà circa il doppio rispetto a quello attuale; inoltre la malattia colpisce non solo gli anziani ma si manifesta sempre più anticipatamente nei giovani (il 25% dei pazienti ha meno di 50 anni ed il 10% meno di 40 anni) dove presenta una aggressività maggiore ed un decorso più repentino.
La ricerca sta tentando di fare molto per una malattia terribile sia per i pazienti che per le famiglie.
Uno dei risultati più promettenti arriva da un team della Harward University – McLean Hospital: in pazienti affetti da Parkinson sono state trapiantate cellule staminali neuronali fetali che per la prima volta hanno fatto rilevare un miglioramento significativo nelle condizioni cliniche del paziente e (cosa molto importante) per tempi prolungati, anche di parecchi anni (Cell Report, Long-Term Health of Dopaminergic Neuron Transplants in Parkinson’s Disease Patients ; Published Online: June 05, 2014).
Questo studio, iniziato circa 20 anni fa, si è dimostrato l’unico finora a dare risultati positivi e duraturi per l’introduzione di un diverso approccio tecnico da parte dei ricercatori di Harward rispetto ad altri tentativi. Quattordici anni fa, nel mesencefalo di 5 pazienti, furono trapiantate le cellule staminali fetali che a distanza di tanti anni, oggi si è potuto appurare essere sane e funzionali determinando infatti un sensibile miglioramento dei sintomi e relativa diminuzione dell’uso di farmaci.
Tramite un esame di immunofluorescenza, i ricercatori hanno comparato le cellule staminali infuse 14 anni fa (rimaste “sane”) con quelle “malate” monitorando «l’espressione delle proteine responsabili del trasporto della dopamina, o DAT (dopamine transporter), nelle terminazioni nervose presinaptiche, e la struttura e presenza dei mitocondri, gli organelli che producono energia, la cui funzione si riduce con il progredire della malattia».
Gli studiosi spiegano che «il pattern nei due tipi di cellule era molto diverso e che i neuroni endogeni mostravano chiari segni di atrofia e modificazioni fisiopatologiche tipiche, quali accumulo della proteina alfa-sinucleina, formazione dei corpi di Lewy e alterazione dei mitocondri, mentre il fenotipo di quelli “esogeni” era perfettamente normale». Si è visto senza ombra di dubbio che le cellule trapiantate si sono mantenute perfettamente funzionanti negli anni, connettendosi correttamente ed esprimendo normali livelli di proteine DAT dimostrando così il successo di questo tipo di approccio. Adesso i due scogli da superare sono quello di natura etica e quello relativo alla difficoltà di poter disporre dei quantitativi necessari di staminali fetali. Il prossimo passo sarà in direzione di questi due “problemi” che fortunatamente sembra siano superabili parallelamente: «il passo successivo della terapia basata sulle staminali per il trattamento del Parkinson sarà quella di usare fonti alternative di neuroni dopaminergici, ottenuti per esempio dalle cellule pluripotenti indotte (iPS) ottenute dai pazienti stessi, il che faciliterebbe l’accesso al materiale da trapiantare e ridurrebbe i rischi associati al trapianto stesso».
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