BRASILE-GERMANIA: 1-7

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Il Brasile si fa travolgere da una nazionale tedesca che pratica un calcio “operaio”, organizzato, disciplinato. Il Brasile non è più il Brasile di una volta, come non ci sono più mezze stagioni. Mai vista una squadra blasonata rimminchionirsi in tale modo in una manciata di minuti (26, per l’esattezza) e farsi infilare 5 volte (5 volte!).

Ma non è questo che accende la nostra attività cerebrale.

Le lacrime della gente sugli spalti, quelle si che sono materia di riflessione. E ancor più le lacrime dei calciatori, che esprimono il loro sentimento di impotenza, a lungo preparato dall’omologo sentimento di onnipotenza che alberga nei cuori dei semplici di spirito.

Il popolo brasiliano è tenero: con le loro danze e i loro carnevali e la loro saudade ci mostrano che il lato triste della povertà ha spesso bisogno di palesarsi mediante un travestimento, come d’altronde è sempre stato per qualunque carnevale in qualunque parte del mondo. Un paludamento, mettere una pelle non tua per lasciare che la tristezza non divenga rabbia e non esploda in ciò che non ti è concesso che sia.

E’ tanto tenero David Luiz, capelluto capitano di una squadra triste, che piange davanti alla telecamera perché ha deluso il suo popolo – manco si trattasse di una rivoluzione – che…..”ha tanti problemi”…..

Il caro tenero Luiz pensa che sprofondare nella vergogna e nell’afflizione per non aver regalato al suo popolo la gioia attesa sia un corollario necessario e vincolante del suo contratto di lavoro: che prevede indubbiamente l’estensione del carnevale a tutte le occasioni in cui la tristezza possa tracimare e declinare in rabbia. Che – vedi caso – ieri sera non c’è stata da parte dei tifosi, immersi nella loro saudade fino ad affogare.

Luiz, e con lui i suoi tristi compagni, è pagato lautamente per far ballare i cuoi connazionali. Ma – speriamo se ne randa conto – se non lo fa lui lo farà qualcun altro. Lo faranno fare a qualcun altro. Perché è questo che conta: i discorsi precedono le cose! Le cose avvengono dentro una trama di senso che prevede, che organizza, che “funziona”. E quindi lo spostamento è l’ per funzionare: piangi perché la nazionale di calcio perde 7 a 1 con la Germania (la Germania, poi!!) e non per i tuoi “problemi”.

Il capitalismo assoluto è pervasivo. Non ha più bisogno nemmeno di un’idea di nazione (per la quale ieri e l’altro ieri mandava carne da macello nelle trincee): tanto è vero che ci si può scannare per una squadra di club composta per 10/11 da stranieri!

Il capitalismo assoluto chiede a Luiz di piangere per il suo popolo, così che il suo popolo pianga per Luiz!

Fine.

 

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