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Bracconieri maltesi fermati a Pozzallo con 500 kg di carne di cinghiale: condannati da Cassazione
11 Nov 2025 21:42
Fine della corsa giudiziaria per i sei bracconieri maltesi fermati lo scorso aprile nel porto di Pozzallo. La Terza sezione penale della Corte di Cassazione ha infatti dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dagli imputati, rendendo definitive le condanne e imponendo il pagamento delle spese processuali oltre a 3 mila euro ciascuno di multa in favore della Cassa delle ammende.
I sei uomini erano stati denunciati l’8 aprile scorso per bracconaggio: cacciavano in pieno periodo di divieto generale sul territorio siciliano, violando le norme che tutelano la fauna selvatica. Secondo quanto accertato, stavano per imbarcarsi su un catamarano diretto a Malta, quando i controlli dei militari della Guardia di finanza e dei funzionari dell’Agenzia delle dogane hanno fatto emergere una scoperta sorprendente.
Nel bagagliaio dell’imbarcazione sono stati trovati 500 chili di carne di cinghiale, già macellata e confezionata, oltre a dieci fucili da caccia e centinaia di munizioni. L’operazione è stata condotta con il supporto del nucleo venatorio della Polizia provinciale di Ragusa, che ha confermato la gravità della violazione.
Il Tribunale di Ragusa, il 2 maggio scorso, aveva già respinto la richiesta di riesame dei provvedimenti di sequestro avanzata dagli indagati. I sei avevano quindi deciso di ricorrere in Cassazione, ma anche l’ultimo grado di giudizio ha confermato integralmente i sequestri e le accuse.
La Lega per l’abolizione della caccia (LAC) ha espresso soddisfazione per la sentenza, sottolineando come “il fenomeno dei bracconieri maltesi nel Ragusano rappresenti una piaga costante, aggravata dal fatto che molti di loro non sono abilitati a cacciare in Italia e manifestano una spiccata propensione alla violazione delle norme venatorie”.
Negli ultimi anni, infatti, sono aumentati i casi di caccia illegale praticata da gruppi provenienti da Malta, che spesso utilizzano la Sicilia come territorio di “battuta” nonostante i divieti. Le autorità italiane, con il supporto delle associazioni ambientaliste, hanno intensificato i controlli soprattutto nelle aree costiere del Sud-Est, da Pozzallo a Pachino, per contrastare un fenomeno che mette a rischio la biodiversità e la legalità ambientale.
La sentenza della Cassazione non solo conferma le responsabilità dei sei imputati, ma invia anche un segnale chiaro: chi viola le regole della caccia in Sicilia dovrà risponderne fino in fondo.
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