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Antenna Rai, il paradosso infinito: prima il vincolo addirittura “etnoantropologico”, poi la demolizione e ora la causa del Comune per i danni immateriali
24 Mag 2026 17:55
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La storia dell’antenna Rai di Caltanissetta continua ad assumere i contorni del paradosso. Dopo anni di dibattiti, vincoli, ricorsi amministrativi e polemiche, la città si prepara ora ad avviare un’azione legale contro Rai Way per ottenere un risarcimento danni legato alla demolizione della storica struttura abbattuta nel luglio dello scorso anno.
A disporre l’avvio della causa è stato il sindaco Walter Tesauro con un provvedimento firmato il 21 maggio 2026, affidando all’avvocato del Comune Daniela Rita Sollami l’incarico di promuovere l’azione giudiziaria contro la società proprietaria dell’impianto. La vicenda è riportata dal Ilfattonisseno.
Eppure, attorno all’antenna di colle Sant’Anna, per anni si è consumato uno scontro che ha oscillato tra tutela identitaria e realtà tecnica. Nel 2017 la Regione Siciliana aveva dichiarato l’impianto “di interesse culturale particolarmente importante”. Dopo il ricorso di Rai Way e l’annullamento del vincolo da parte del Tar nel 2021, nel 2022 arrivò addirittura un nuovo riconoscimento di interesse “etnoantropologico”. Una definizione che fece discutere parecchio già allora: attribuire un valore etnoantropologico a un gigantesco traliccio per radiotrasmissioni apparve a molti una forzatura giuridica e culturale, pur trattandosi di una struttura entrata nell’immaginario collettivo dei nisseni.
Per decenni, infatti, l’antenna è stata un punto di riferimento visivo per chi attraversava la Sicilia centrale e percorreva l’autostrada. Con i suoi 286 metri, inaugurata nel 1951, era diventata uno dei “simboli” dello skyline territoriale e una delle strutture più alte d’Italia.
Ed è proprio questo il cuore delle ragioni di chi si oppose alla demolizione. I sostenitori del mantenimento parlavano di memoria collettiva, identità cittadina, archeologia industriale e valore storico delle telecomunicazioni. Diverse associazioni culturali e forze politiche ne avevano chiesto il recupero, immaginando persino un parco tecnologico o museale attorno al sito.
Dall’altra parte, però, c’era la questione sicurezza. Le relazioni tecniche parlavano di una struttura gravemente deteriorata, non più recuperabile e potenzialmente pericolosa. La stessa amministrazione comunale, nel 2025, aveva comunicato che la demolizione era stata ritenuta inevitabile per ragioni di pubblica incolumità, richiamando valutazioni tecniche e il rischio di cedimenti.
Così, dopo la revoca definitiva del vincolo da parte della Soprintendenza, l’antenna venne abbattuta. E adesso arriva il nuovo capitolo: il Comune che chiede i danni per la perdita di una struttura che, fino a pochi mesi prima, era stata giudicata troppo degradata per restare in piedi.
Una vicenda che continua a dividere e che lascia aperta una domanda inevitabile: l’antenna Rai era davvero un bene culturale da salvare a ogni costo? Nella foto un momento della demolizione.
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