“AnimaLoci”: Ragusa omaggia Rocco Cafiso nel centenario della nascita

Ragusa rende omaggio a uno dei suoi artisti più rappresentativi con una serata commemorativa dedicata al centenario della nascita di Rocco Cafiso (1926-2026). Venerdì 9 gennaio 2026, alle ore 18.30, il Centro studi “Feliciano Rossitto” ospiterà l’evento dal titolo “animaLoci – Rocco Cafiso. L’arte dentro un cuore di pietra”, un percorso espositivo e narrativo che restituisce alla città la voce silenziosa e profonda di un maestro capace di trasformare Ibla in poesia visiva.

L’iniziativa, realizzata grazie alla collaborazione tra il Centro studi Rossitto e il Comune di Ragusa, propone una selezione di opere curata dal critico d’arte Salvatore Parlagreco. Alla serata inaugurale interverranno Giorgio Chessari, presidente del Centro studi “Feliciano Rossitto”, il sindaco di Ragusa Peppe Cassì, lo storico e scrittore Carmelo Arezzo e lo stesso Parlagreco, che accompagneranno il pubblico in una riflessione sull’eredità artistica e civile di Cafiso. La mostra resterà aperta fino al 31 gennaio, con orari mattutini e pomeridiani.

Nato a Caltanissetta nel 1926, Rocco Cafiso si avvicina giovanissimo al disegno e alla pittura da autodidatta, interrompendo la sua formazione a causa della guerra, durante la quale si arruola volontario nel Battaglione “San Marco” nella Guerra di Liberazione Nazionale. Tornato in Sicilia nel dopoguerra, trova a Ragusa il luogo in cui costruire la propria vita e la propria arte, partecipando attivamente alla vivace stagione culturale cittadina e diventando negli anni Cinquanta socio fondatore del Gruppo Artistico Culturale “Il Convegno”.

È nel suo studio di Ibla, tra le pietre antiche del quartiere barocco, che Cafiso elabora un linguaggio pittorico intenso e riconoscibile. Le sue opere raccontano una città vissuta e interiorizzata: tetti, stradine, basole di pietra calcarea, fontanelle e architetture nobiliari diventano simboli di una memoria collettiva custodita con dignità e silenzio. Un silenzio che, come sottolineano i critici, è in realtà un grido anticipatore delle fragilità dei centri storici contemporanei.

«Ricordarlo a cento anni dalla nascita è assolutamente doveroso – afferma Salvatore Parlagreco – e questa mostra consente di coglierne pienamente la grandezza, grazie anche alla volontà del figlio Gaudenzio e dell’amico fraterno Giorgio Chessari». Per Chessari, Cafiso non è solo il cantore di una Ibla che scompare, ma il poeta della Ragusa di oggi, perché la sua arte ha saputo restituire centralità a un mondo che continua a vivere nel presente.

Anche Carmelo Arezzo sottolinea il legame profondo tra l’artista e il territorio ibleo, mentre il sindaco Peppe Cassì descrive ogni segno di Cafiso come «un colpo di scalpellino», preciso e appassionato, una dedica autentica alla terra di Ragusa. Un omaggio corale che restituisce alla città uno dei suoi interpreti più intensi, nel segno della memoria, dell’identità e della bellezza.

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