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AIUTO, STA TORNANDO CASINI!
07 Apr 2013 15:10
Preoccupanti notizie di stampa paventano un tentativo di ritorno sul palcoscenico della politica, da parte del leader dell’UDC Pierferdinando Casini.
In una intervista rilasciata al Corriere della Sera, sostanzialmente si “pente” per la scelta fatta con Monti. “Non sono deluso da Monti ma da una scelta cui ho concorso e che si è rivelata sbagliata”.
Casini fa un’analisi di quello che è successo nelle ultime elezioni, dicendo che il bipolarismo, da lui sempre combattuto, è stato stroncato invece da Grillo che ha saputo catalizzare, come fenomeno, tante cose: antipolitica, invidia sociale, giusto bisogno di partecipazione, il senso dei giovani di una mancanza di futuro.
Fenomeno che deve, però, fare i conti con posizioni diverse all’interno del movimento e con pericolose derive come quelle del no alla TAV o per il ritiro immediato dall’Afghanistan, “subito apprezzato da una certa sinistra, uno sciogliete le righe che comprometterebbe i sacrifici che l’Italia ha fatto per avere voce nella comunità internazionale”, la stessa voce, aggiungiamo noi, che ci fa valere nella vicenda dei marinai prigionieri in India. Ma questi saranno dettagli.
Casini ha ancora l’ardire di dire, nonostante l’unanime dissenso dell’opinione pubblica e di gran parte della politica, nonostante il severo giudizio degli elettori su di lui e su Monti, che il professore ha fatto “il suo dovere” in un’Italia che rischiava di scivolare nella stessa drammatica situazione della Grecia e “lui l’ha evitata”. L’errore secondo Casini, è stato quello di aver voluto “cambiare i connotati” del Professore che da servitore dello Stato quale era “abbiamo pensato potesse essere l’uomo della Provvidenza per l’affermazione del centro”.
In questa sequela di ammissioni di errori, non fa cenno al tradimento nei confronti del centro destra, ma queste restano opinioni di parte.
Peccato che il carattere nazionale dell’intervista non abbia toccato temi regionali, dove, comunque, il partito, o quello che ne resta, è al governo.
Interessante sarebbe conoscere il parere sulle ultime operazioni condotte in Sicilia, non ultima la cooptazione dei fuoriusciti dall’MPA, sulle scelte unilaterali del segretario regionale, sulla situazione che si è venuta a creare nella provincia di Ragusa. Sarebbe interessante sapere se il leader nazionale avalla in toto tutte le scelte, fin qui operate, oppure sarebbe disponibile a fare autocritica anche in questo caso, naturalmente, con la rimozione degli errori e delle persone che li hanno procurati e avallati.
Si badi, non è il desiderio di un repulisti, bensì la voglia di ascoltare il parere del leader.
Quei pochi punti percentuali che restavano si stanno dissolvendo nel marasma di un caos che non conosce precedenti nel partito, con episodi che arrecano un danno enorme, non solo in termini di consensi, quanto piuttosto in termini di immagine.
A Ragusa un partito più che dimezzato, con una importante componente storica che va via, con una candidatura a Sindaco piuttosto autoreferenziale, avallata dai vertici imposti dall’alto che, a tutt’oggi, nonostante gli eminenti padrini, non riesce a mostrare carattere per confermare la scelta.
A Vittoria, altro comune dove l’abbandono dell’unica grossa componente ha messo in risalto l’incapacità di avvertire il disagio latente, dimostrata dalla leggerezza di una scelta commissariale che, alla prima occasione, si è rivoltata contro gli stessi vertici che l’avevano nominata.
E‘ di queste ore la notizia che a Comiso due assessori della giunta comunale, di centrodestra, e un consigliere, hanno lasciato il partito, in netto dissenso con i vertici provinciali che avrebbero deciso di partecipare alle primarie di coalizione della sinistra, indicando il nome di un ex assessore provinciale.
Anche in questo caso, i vertici provinciali, incuranti dei giudizi dei fuoriusciti, che parlano di “atteggiamento ha minato l’immagine e la credibilità del partito e di coloro che lo hanno rappresentato a livello istituzionale con coerenza e dignità”, vanno avanti e nominano, secondo una prassi spesso utilizzata, non persone iscritte al partito, ma i cosiddetti provenienti dalla società civile, attributo che si conferisce a esterni che nulla, fino a questo momento, hanno avuto a che fare con il partito, per di tenerne le redini.
Per concludere il dipinto di un quadro provinciale dalle tinte non proprio brillanti si aggiungano Scicli, paese del deputato regionale, dove, alle ultime consultazioni, si è avuto un crollo dei consensi per il partito, e Modica, dove è di casa il responsabile provinciale del partito, prima segretario, ora commissario, una volta roccaforte dell’UDC a livello regionale, ormai ridotta al semplice ruolo di comprimaria sullo scenario politico locale.
Se Casini deve proprio ritornare sulla scena politica, per rivedere i suoi passi, che lo faccia, almeno, dalla nostra provincia.
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