Cambio al vertice della Radiologia dell’ospedale “Giovanni Paolo II” di Ragusa. Il dottor Claudio Caputo è il nuovo direttore dell’Unità Operativa Complessa di Radiologia, dopo il conferimento dell’incarico quinquennale al termine della selezione pubblica per titoli e colloquio. Una nomina che punta a dare continuità al percorso di crescita del reparto e a rafforzare il […]
IL WHISKY NON PARLA PIÙ SOLTANTO GAELICO
11 Nov 2014 19:42
Ha destato non poco stupore tra gli appassionati di whisky l’ultima edizione di ‘World Whisky Bible’. Il celebre esperto Jim Murray ha infatti coronato recentemente come miglior whisky dell’anno una etichetta giapponese.
Il whisky, nato in Irlanda o forse in Scozia, è considerato in assoluto il miglior distillato di cereali. Sebbene da sempre questi due paesi si sono contesi lo scettro di miglior produttore, sono non pochi a ritenere che lo Scotch, quindi il whisky scozzese, sia il migliore in assoluto.
Il whisky con diverse denominazioni è prodotto in moltissime parti del mondo e dai più svariati cereali, come mais, segale, avena o frumento. Ma sicuramente è l’orzo la materia prima più indicata per produrre questo distillato. Ed proprio questo il motivo per cui i whisky prodotti al di fuori dalla Scozia e dall’Irlanda sono sempre stati reputati inferiori. Sono pochi i produttori non scozzesi e irlandesi a produrre questo distillato dal solo malto d’orzo. In Canadà, per esempio, il whisky locale si ottiene soprattutto da segale, con aggiunta di mais e altri cereali. Da queste materie prime si può ottenere sicuramente un buon prodotto, ma è altrettanto sicuro che a pari livello qualitativo un whisky da orzo sarà più profondo ed elegante.
Il Giappone però, a differenza di altri paesi, come gli Stati Uniti, ha da sempre cercato d’imitare o essere il più fedele possibile ai whisky scozzesi e irlandesi, utilizzando da sempre soltanto malto d’orzo. La reputazione di questi distillati giapponesi non è mai stata particolarmente buona. Da una parte un insito pregiudizio verso il prodotto extraeuropeo; dall’altra l’effettiva scarsa qualità di molti whisky giapponesi. Ovviamente il grande successo, che ha sempre riscontrato questa bevanda alcolica nel Paese del Sol levante, ha però spinto alcuni produttori particolarmente entusiasti a migliorare il proprio prodotto fino a renderlo capace di gareggiare con i whisky europei.
Il fatto non è tanto che sia stata incoronata migliore whisky dell’anno una etichetta giapponese, ma bensì il chiaro segnale che con la globalizzazione e il più veloce scambio d’informazioni si sta colmando sempre di più la differenza che intercorre tra i diversi produttori.
Ovviamente questo è un processo che richiede tempo e che non è detto trovi altri sviluppi. Oggi continua ad essere abbastanza facile trovare un whisky scozzese di ottima fattura, mentre non si può dire lo stesso di un whisky giapponese.
È possibile però intravedere un’altra ragione alla maggiore attenzione che si presta ai nuovi produttori. Indubbiamente c’è la volontà di variare, nonché la volontà di coinvolgere maggiormente produttori e consumatori da sempre tenuti ai margini; certamente vi sono motivi d’interesse, ma un fatto però è certo: questi prodotti, tra cui anche due Bourbon che sono stati premiati tra i primi posti, presentano una caratteristica in comune, la loro maggiore morbidezza. Per intenderci l’impatto dell’alcolico durante la degustazione è di minore forza, risultando più avvolgente.
Ora, la morbidezza in un liquore ha un’importanza di un certo rilievo, ma non può mettere in secondo piano gli altri elementi della degustazione.
Jim Murray ha anche colto l’occasione per fare una strigliata ai produttori di Scotch, consigliando loro di aggiungere una dose di umiltà nelle loro bottiglie. La sensazione, però, percepita da alcuni, è che Murray stesse ponendo le mani avanti per difendersi dall’accusa di compiacenza verso il cosiddetto “gusto internazionale”, ovvero quella tendenza odierna, che si è verificata anche nel vino, nel richiedere agli alcolici molta morbidezza. Prodotti sicuramente di gran livello qualitativo, ma che in fin dei conti possono apparire fin troppo simili tra loro.
© Riproduzione riservata