L’ANNO VENTURO SENZA LE MELANZANE MA CON PIU’ REPERTI

Con la visita guidata alla Basilica della Pirrera si concludono le conversazioni sull’archeologia del dottor Giovanni Di Stefano. La descrizione dei luoghi, il richiamo a civiltà lontane, hanno affascinato il pubblico che lo seguiva. Un pubblico, attento, quasi di nicchia, che ha rivolto all’archeologo domande interessanti e pertinenti. Coinvolgente la descrizione della Basilica, e del suo Battistero, risalenti al 530 d.C. con il suo quartiere abitativo, che lascia presupporre, una colonia di origine africana cristiana. Anche la descrizione dei reperti , come i mosaici delle navate, lasciano supporre che i corpi ritrovati all’interno, nelle cosiddette tombe privilegiate, appartengano a un uomo e una donna fuggiti da una colonia africana per fuggire da un’invasione vandala. Si pensa anche che l’insediamento sia stato costruito in tre tempi diversi, dato che in una tomba, rinvenuta nei successivi scavi, è stato ritrovato un corpo con una moneta con l’effigie di Giustiniano, che permette di datare gli scavi ad un periodo successivo al 550-560 d..C. Un viaggio nel passato che porta a civiltà scomparse, e uno nel presente che mette ancora piu’ in evidenza l’incuria. Il sito sorge tra, sarebbe bello dire,  muri a secco e carrubi, invece è circondato da piante di melanzane coltivate a pieno campo, un corridoio di serre ultima generazione accompagna i visitatori in questo viaggio. A guardia del sito gabbioni di plastica. Danno speranza le parole dell’assessore Giovanni Agnello, che nel dare appuntamento al prossimo anno, ha promesso che c’è l’impegno di tutti per l ’esproprio dei terreni necessari per un corridoio che porti ai siti, e forse la posa di copie dei mosaici rinvenuti nelle navate. (Pina Cocuzza)

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